Anpi

Per cosa, non per chi

12 maggio 2013

Sono tempestato di e-mail, anche di stimabili colleghi, che mi chiedono il voto per il rinnovo degli organismi che regolano l’Ordine dei giornalisti che, come ho avuto occasione di dire più volte, è, tolta l’Associazione dei partigiani d’Italia (Anpi) e il sindacato dei giornalisti (Ast), l’unico organismo al quale, avendo una tessera, sono iscritto.

Non ho mancato negli ultimi anni di far notare, anche con prese di posizione pubbliche, quanto meno il mio rammarico, se non la protesta, per come operano sia l’Ordine che il sindacato, per le incongruenze che ne caratterizzano l’attività, per i limiti che hanno, per il tradimento della loro missione.

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Liberi di non esserlo

25 aprile 2013

Lo scorso anno – come ho avuto occasione di spiegare qui – non mi sono potuto permettere di iscrivermi all’Anpi, l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia, alla quale aderisco – lo si può evincere da qui – come “antifascista” perché le alternative sono “partigiano” – e questo anagraficamente è impossibile oltre che verificabile solo dopo un’inconfutabile prova – o “patriota”, la qual qualifica, soprattutto dopo l’avvio dell’Unione europea, mi è oscura. Non avevo i soldi per farlo essendo agli sgoccioli anche dell’assegno di disoccupazione che per due anni mi ha tenuto in vita.

Aver ritrovato un lavoro mi dà anche questa possibilità. Da cui se ne dovrebbe dedurre che pur di avere possibilità come quella si dovrebbe essere disposti a tutto, perché solo così si può essere liberi. Durante il fascismo per poter lavorare bisognava prendere la tessera del Partito fascista. Altrimenti a casa. Qualcuno s’è ostinato a non farlo e gliene va dato atto, e credo che mio nonno materno sia stato uno di quelli. Sapevano a cosa andavano incontro e cosa avrebbero pagato. Chapeau. Non per ciò credo che si debba considerare dei “voltagabbana” opportunisti tutti coloro i quali considerarono quello il male minore e comunque la condizione che avrebbe consentito loro di combattere in altro modo il fascismo. E lo fecero davvero.

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Addio partigiano

2 ottobre 2012

Renato Pozzi

Io non ho rinnovato quest’anno, per ragioni di budget, la tessera dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, alla quale, come scrissi qui, mi sembra doveroso essere iscritti non per tener alti steccati di divisioni o rancori, ma per testimoniare gratitudine a chi ci ha reso liberi e non dimenticare da dove veniamo. Dalla sezione Oltrarno dell’Anpi continuano comunque a mandarmi via e mail aggiornamenti sulle loro iniziative e altre informazioni, ed oggi, purtroppo, me n’è arrivata una che dà notizia della morte di Renato Pozzi, “Rena” che combatté nelle formazioni del comandante Potente sul Pratomagno.

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25 aprile

24 aprile 2011

Il partigiano Lino Cima

Onoro il 25 aprile ricordando uno dei miei zii partigiani. È quello al centro della foto.

La Resistenza on line

6 novembre 2010

Aristo Ciruzzi

Questa mattina, il circolo del Partito democratico di Varlungo, uno dei quartieri storici dell’antica periferia di Firenze, è stato dedicato a Corrado Bianchi e ad Aristo Ciruzzi. Mio padre, che di quel circolo è un iscritto per non dimenticare di quando nella Torino del primo dopoguerra salterellava intorno a Palmiro Togliatti e per tener desti gli ideali che lo hanno ispirato per una vita, si è dato un gran da fare per questa occasione.

È stato lui ad insistere perché quelle stanze dove ci si può riunire, discutere, incontrarsi, parlare fossero dedicate non solo a quel partigiano fiorentino, medaglia d’argento per la Resistenza, che per anni ha fatto il segretario del Pci in quel rione a ridosso dell’Arno, ma anche a un amico di famiglia che è stato una leggenda, anche se ormai si fa fatica a tener deste le leggende.

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Un grido disperato

13 luglio 2010

Anna Magnani

Ricevo e volentieri pubblico.

Nasce l’associazione “Amici di Anna Magnani”

In collaborazione con l’Anpi e personaggi della cultura italiana

La Resistenza rimossa dai libri di Storia. Qualcuno ha detto che “li condiziona”, altri che “sottindenderla è anzi un modo per valorizzarla”. Strana interpretazione di come salvare la memoria di un momento fondamentale della vita politica italiana, di come tenere ferme le convinzioni democratiche alla base della nostra Carta Costituzionale. Ma tant’è… tutto quel sangue, quella esagerazione, quella retorica sui combattenti per la libertà.  Resistenza vituperata e peggio ancora ignorata. Stessa sorte tocca alla Cultura. Quella senza aggettivi, popolare, di nicchia, classica, scientifica. La Cultura tutta.

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Ogni parola è un debito

26 aprile 2010

Il presidente del circolo Anpi di San Niccolò mi consegna la tessera n. 038540 dell'Associazione partigiana

Quella di Silvio Berlusconi era la n. 104. La mia la 038540. La sua alla P2. La mia all’Anpi. La sua segreta, la mia pubblica. Di tessere stiamo parlando. Ve lo ricordate quando Berlusconi da Vespa diceva “Fatto!”. Ecco: “Fatto!”. L’avevo promesso e l’ho fatto. Me l’ha consegnata oggi il segretario della sezione di San Niccolò, come si vede dalla foto. Se qualcuno non ci fosse riuscito come da mio suggerimento e avesse difficoltà a farlo, ci penso io.

Prima ho aggirato Firenze per portare un poco socialista e molto portoghese garofano rosso a chi la Resistenza l’ha fatta davvero, per esempio ai fratelli Rosselli a Trespiano, o nella mia testa e nel mio cuore l’ha fatta o l’avrebbe fatta. L’importante è crederci. Un po’ come agli angeli: c’è chi lo fa, e chi no.

Mi sono poi occupato di demenza senile, assistenza ospedaliera, tesine liceali sui diritti civili in Italia, problemi alcol-correlati e infine sono andato a sentire con un giovane scrittore Ludovico Einaudi, figlio dell’ex datore di lavoro di mio padre, prima di mangiar con lui – il giovin scrittore – qualcosa di orrendamente messicano.

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Un appello a tutti

22 aprile 2010

La Costituzione italiana

Domenica andrò a iscrivermi a una sezione dell’Anpi, l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia. Avrò in tasca quella tessera, io che ne ho sempre volute aver poche, se non quella dell’Ordine dei giornalisti, che ho cercato di onorare come dopo un giuramento sulla Costituzione o a Esculapio, venendo meno solo una notte che ero ubriaco. Ho avuto anche quella della Fgci e poi del Pci, ma di questo, magari, scriverò un’altra volta. Ora è più importante la questione dell’Anpi.

L’ho già scritto, ma lo ripeto, per lanciare un appello a tutti. Oggi ce n’è bisogno. Ho accettato il consiglio che la scrittrice Simona Baldanzi ha dato domenica scorsa sulle pagine fiorentine de l’Unità: invita a metterci un po’ più di passione quest’anno per il 25 aprile. «Perché – scrive – dobbiamo come seminarci dentro, prenderci cura del nostro antifascismo, affinché il raccolto non ci deluda e sia sufficiente tutto l’anno».

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Consigli per il 25 aprile

19 aprile 2010

Mio zio, Lino Cima, guida una Brigata Garibaldi a Torino.

Su l’Unità di ieri, domenica 18 aprile 2010, in ultima pagina, Vincenzo Cerami – gran bella penna – riflette su una parola desueta e al tramonto: partito. A chi fa politica consiglierei di leggerlo così magari poi ci aiuta a campare meglio, che in fondo è quello che ciascuno di noi chiede alla politica.
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