Aristo Ciruzzi

Intrecci nella rete

31 maggio 2015

Camillo Arcuri

Camillo Arcuri – genovese, collega meritatamente giunto al riposo dopo una carriera al “Corriere mercantile”, al “Secolo XIX”, al “Giorno” e poi al quotidiano di via Solferino, collaboratore del settimanale fondato nel 1955 da Arrigo Benedetti, che porta con sé Eugenio Scalfari, Antonio Gambino ed altri illustri nomi del giornalismo italiano – è per me una delle dimostrazioni di quanto proficuo ed utile possa essere avere un blog o far un uso ragionevole dei social network, o, in altre parole, di immettere contenuti di un qualche valore in rete, e, pertanto, di quanto sciocco sia essere pregiudizialmente avversari di un mezzo che, al pari degli altri, né va idolatrato né scragiato.

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Una tesi su Alcorn

26 settembre 2014

Come solo il lettore più affezionato avrà notato, gli scritti su questo blog si sono diradati al punto da indurre ragionevolmente qualcuno molto solidale a chiedermi se per caso abbia deciso o stia per decidere di rinunciare al dominio ipotecato e interrompere la comunicazione.

Detesto le dichiarazioni d’intenti preferendo ad esse le segnalazioni di fine dei lavori o il canto, festoso o sconfitto, di chi ha compiuto l’opera, perciò non soddisferò questa curiosità che, peraltro, sono certo intrighi al massimo un manipolo di individui.

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I ricordi di Juanito

14 settembre 2013

Hector Juanito Mendez (l'ultimo a destra) con Carlo Coccioli (il primo a sinistra)

Avevo i pantaloni corti quando ho conosciuto Hector Mendez, che io chiamavo Juanito perché tutti, a quanto mi ricordo, lo chiamavano Juanito. Era una delle tante persone che si incontravano a casa dei Ciruzzi, quei cari amici, prima della mia famiglia e poi miei, che non ci sono più, l’Accademia senza poltrone di via Poggi: addio Marcello, addio Sergio, addio Enzo, addio Aristo, addio Isabella, addio Corrado.

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Amici partigiani

26 aprile 2013

È con un certo orgoglio che mi do atto di aver tentato in questo blog di conservare la memoria di persone che purtroppo non ci sono più, alle quali si dovrebbe il ricordo e che hanno rappresentato qualcosa non solo per me. Mi dà soddisfazione che cercando il loro nome su Google ci si imbatta nei miei scritti e che questo abbia consentito a persone che io non conosco direttamente di ricostruire i fili di relazioni, amicizie, testimonianze che altrimenti si perderebbero nel vuoto.

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La Resistenza on line

6 novembre 2010

Aristo Ciruzzi

Questa mattina, il circolo del Partito democratico di Varlungo, uno dei quartieri storici dell’antica periferia di Firenze, è stato dedicato a Corrado Bianchi e ad Aristo Ciruzzi. Mio padre, che di quel circolo è un iscritto per non dimenticare di quando nella Torino del primo dopoguerra salterellava intorno a Palmiro Togliatti e per tener desti gli ideali che lo hanno ispirato per una vita, si è dato un gran da fare per questa occasione.

È stato lui ad insistere perché quelle stanze dove ci si può riunire, discutere, incontrarsi, parlare fossero dedicate non solo a quel partigiano fiorentino, medaglia d’argento per la Resistenza, che per anni ha fatto il segretario del Pci in quel rione a ridosso dell’Arno, ma anche a un amico di famiglia che è stato una leggenda, anche se ormai si fa fatica a tener deste le leggende.

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Interviste impossibili

29 maggio 2010

Edoardo Sanguineti

Avevo promesso di scrivere qualcosa di più su quel che mi legava a Edoardo Sanguineti che maledettamente ci ha lasciati. Avevo 20 anni, forse 21. Dirigevo già un giornale. Si chiamava Concentramentorenove, allusione alla scritta che concludeva i volantini con cui si chiamavano gli studenti medi e universitari a partecipare a un corteo, dandosi appuntamento, appunto alle 9, in piazza San Marco a Firenze. Era il periodico dei circoli universitari comunisti – distinzione netta dalla sezione universitaria del Pci – ed usciva come poteva e quando poteva. Ne uscirono 5 numeri e non farebbe male un giovane studente che volesse laurearsi in storia del giornalismo o in teoria e tecnica delle comunicazioni di massa a farci su una tesi, cosa che ho proposto al professor Carlo Sorrentino.

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L’incipit di “Specchio retrovisore”

18 marzo 2010
Galleria del Melarancio

Galleria del Melarancio

Era molto tempo che avevo promesso di andare a trovarlo. Per un motivo o per un altro non l’avevo mai fatto. Lui, di carattere ombroso, e in più per una sorta di gioco al raddoppio, rimarcava spesso la mia mancanza, attribuendole un significato che lui stesso sapeva non esistere, quello del disinteresse.