Associazione stampa

Per cosa, non per chi

12 maggio 2013

Sono tempestato di e-mail, anche di stimabili colleghi, che mi chiedono il voto per il rinnovo degli organismi che regolano l’Ordine dei giornalisti che, come ho avuto occasione di dire più volte, è, tolta l’Associazione dei partigiani d’Italia (Anpi) e il sindacato dei giornalisti (Ast), l’unico organismo al quale, avendo una tessera, sono iscritto.

Non ho mancato negli ultimi anni di far notare, anche con prese di posizione pubbliche, quanto meno il mio rammarico, se non la protesta, per come operano sia l’Ordine che il sindacato, per le incongruenze che ne caratterizzano l’attività, per i limiti che hanno, per il tradimento della loro missione.

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Dalla parte dei lavoratori

14 ottobre 2010

Però un’altra considerazione, appena accennata nel post Qualcuno era comunista del 19 settembre scorso, devo farla riguardo la vicenda del mio lavoro.

La campagna della Fnsi contro il bavaglio ai giornalisti

A scanso equivoci è opportuno ribadisca che da un punto di vista formale nulla mi era dovuto e non sta scritto in nessun luogo che un contratto a tempo determinato, con tanto di scadenza a fine legislatura, come l’ho sempre chiamato un “cococo di lusso”, debba per forza essere rinnovato.

La questione, evidentemente, non è questa. In discussione non c’era quello che altrove si chiamerebbe “la giusta causa”. Anzi, semmai, per motivi di merito, sarei dovuto essere ancora in sella al cavallo o, più precisamente, a Palazzo Strozzi Sacrati avrebbero dovuto dire: «Cavallo che vince non si cambia». È solo una questione di maggior fiducia verso qualcun altro o di maggior organicità a quello che si ha intesta o comunque di gratitudine per il lavoro svolto, ed io lo trovo del tutto legittimo e accettabile. Niente da eccepire.

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