Bruno Schacherl

La dote del maestro

12 aprile 2015

Bruno Schacherl

Sono in un’età in cui non sarebbe peregrino immaginare se si sarà ricordati con affetto, stima e ammirazione quando sarà giunto il momento.

Non sarebbe peregrino eppure non mi è così facile, non tanto per un’assenza di momenti in cui venga da rendere plausibile quel giorno, anzi, quanto per la difficoltà davvero di essere obiettivi con se stessi e stabilire, con una buona dose almeno di approssimazione, se si è stati in un modo o esattamente in quello opposto, se si meriti memoria o ci spetti l’oblio.

In altre parole – è cosa nota – essere giudici di se stessi è pressoché impossibile, anche in un caso come il mio dove nel mio stesso nome di battesimo c’è racchiuso qualcosa che ha a che fare con la condanna o l’assoluzione, comunque sia con il verdetto di un altolocatissimo giudice.

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Il tam tam per Geronimo

27 marzo 2015

Com’è lontano quel 7 maggio 2010 quando accesi un fuoco e, sventolando maldestramente una coperta come ancora non avevo imparato bene a fare, levai in cielo segnali di fumo tentando di chiamare a raccolta La tribù di Geronimo. Così si intitolava uno dei primi post pubblicati in questo blog, con cui annunciavo che di lì a qualche giorno i pellerossa che avevano scorrazzato nella prateria de l’Unità si sarebbero ritrovati per festeggiare un gran capo indiano in procinto di compiere 90 anni.

Bruno Schacerl

Quel leggendario guerriero, Geronimo, in realtà si chiamava Bruno Schacherl e per rendergli i dovuti onori si spinsero fin qui, in una storica casa del popolo fiorentina, due direttore del quotidiano comunista del calibro di Emanuele Macaluso e, soprattutto – lucidissima mente che testimonia quanto sia stolto chi vuol rottamare gli anziani – Alfredo Reichlin. Quest’ultimo è stato senz’altro quello che ha firmato la mia lettera di assunzione, essendo stato al timone del giornale fondato da Antonio Gramsci dal 1977 al 1981, quando appunto ebbi la fortuna di iniziare a lavorare lì; l’altro, Macaluso, deve avermi invece promosso caposervizio avendo diretto l’organo del Partito comunista, dopo l’infelice parentesi di Claudio Petruccioli con lo scivolone del caso Cirillo, dal 1982 al 1986.

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Bilanci

4 gennaio 2011

www.danielepugliese.itA proposito di bilanci di fine anno, dei quali ho riferito in Convenzioni temporali: nei 317 giorni del 2010 in cui ho tenuto aperto il mio blog – il primo post è del 18 febbraio –, ho pubblicato 836 post, con un media, evidentemente, di 2,3 rilasci quotidiani. Ho avuto in tutto 57.295 visite, con una media di 180 visitatori al giorno. Il picco di visite c’è stato il 13 ottobre 2010, il giorno dopo la pubblicazione di Regione addio: 1.158 visite, con un incredibile numero di commenti a quel post.

Anche le mie considerazioni in occasione del compleanno di Bruno Schacherl dal titolo La tribù di Geronimo hanno avuto un gran numero di lettori, quasi 700, seguite dalla ripubblicazione del libretto de l’Unità sulla massoneria in Toscana (Gonnellini toscani) e dal peana contro lo sfruttamento dei traduttori (AAA traduttore cercasi) e dall’amarezza per l’omicidio di Susanna Tre Re (Onore al nemico).

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Vecchi rimbambiti

19 settembre 2010

Alfredo Reichlin all'uscita della festa per i 90 anni di Bruno Schacherl

Quanto poco sensata sia l’uscita del bravo sindaco di Firenze Matteo Renzi nella sua veste di sgomitante pretendente al trono di far piazza pulita delle cariatidi dovrebbe risultare evidente dalla lettura di un articolo comparso su quel giornale che sta comportandosi da proprietario delle ferriere un’altra volta. L’articolo si intitola Il Pd è fuori partita e a dir questa frase, insieme ad altre ben più amare, è un “vecchio” di 85 anni. Andato anche lui? Bollito? Cotto? Passato?

In realtà Alfredo Reichlin – uomo schivo e severo, antico ticchettio di sinapsi e neuroni, talmente serio da aver del pudore a dir quel che sta dicendo per timore di far altro baccano in una sala di ristorante dove tutti anziché abbassare la voce per capirsi col vicino di tavolo la alzano per sovrastare quella di coloro che siedono accanto – è tutt’altro che decotto: l’ho udito porre omaggio a Bruno Schacherl nel maggio scorso e perdinci se dava la carica, senza concessione alcuna ai peana della nostalgia.

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I più letti

2 luglio 2010

Credo che, grazie anche a un’intensa attività di autopromozione mediante e-mail, l’articolo più letto del mio blog sia quello intitolato La tribù di Geronimo del 7 maggio 2010, con cui annunciavo il compleanno per i novant’anni di Bruno Schacherl, seguito a ruota da Onore al nemico subito dopo l’omicidio di Susanna Tre Re. Se uno va su Google e digita questo nome, a seconda dei giorni, il mio post va dal primo al quinto posto. Vedo che di questa donna si interessa gente da ogni parte del mondo. Ciò che mi stupisce è che gli altri articoli, soprattutto quelli di giornale, e le stesse indagini, brancolino nel buio. Molta gente è stata sentita, ma ipotesi ancora non ce ne sono.

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Morto un Papa

28 giugno 2010

Piazza San Pietro

Silvia Garambois, collega e amica e forse parente, ha diffuso ieri la notizia della morte di Alceste Santini, a lungo vaticanista de l’Unità e probabilmente longa manus di Enrico Berlinguer nelle segrete stanze vaticane. Tutti i colleghi intervenuti sulle pagine di Facebook di Silvia – Antonio Cipriani, Monica Ricci Sargentini, Marco Sappino, Nicola Fano, Emanuela Risari, Giancarlo Summa, Anna Tarquini, Bruno Ugolini, Matilde Passa, Omero Ciai, Toni Fontana, Natalia Lombardo, Fabrizio Roncone – ne hanno sottolineato le doti umane prima ancora che professionali, e aggiunte a queste quelle politiche o “diplomatiche”. Si potrebbe insomma sospettare – e lo dico con ammirazione, rispetto e riconoscenza e sia chiaro senza alcun intento offensivo o denigratorio – che Alceste fosse quasi, oltre a una gran brava persona e a un collega stimabile, un buon agente dei servizi segreti.

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Una “Mattina”, appena alzato

12 maggio 2010

Alla redazione di via Barberia

Pietro Spataro, a cui Concita De Gregorio ha affidato il coordinamento delle iniziative speciali de l’Unità – in genere un ruolo per togliersi di torno qualcuno, ci son passato anch’io e conosco qualche altro collega in analoga posizione –, dovrebbe essere stato l’ideatore dei nuovi dorsi regionali del giornale fondato da Gramsci nel 1924, un tempo organo del Partito comunista italiano fin che questi non defunse. Sono dei tuorli che stanno nell’albume del giornale nazionale a cui fa da guscio la prima pagina, con gli strilli, i richiami e l’apertura, quasi sempre un’immagine e un titolo più che un testo – ah immagine, immagine!

Pietro Spataro è anche il nocciolo di un frutto che dentro quel giornale sta cercando, mi sa un po’ a fatica, di dar un po’ di spazio alla memoria, al ricordo, alla riconoscenza, alle cose come stanno non sempre e solo come uno vorrebbe che stessero o siano state. Intendo dire che Pietro è quello che dentro al giornale – non fuori come noi –, presumo per un debito di riconoscenza e senso di restituzione, sta cercando di dar fiato a una testimonianza dinanzi a un uomo che ci ha insegnato molto, che lo si abbia conosciuto personalmente o solo letto come me: Bruno Schacherl.

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Se Bruno fa notizia

11 maggio 2010

In primo piano Dodo Mugnaini a San Rossore

Domenico Mugnaini è un gran bravo giornalista, uno dei migliori che io conosca. È anche un grande amico. So di poter contare su di lui e lui su di me. Lui, da buon democristiano, ha iniziato a Il Popolo, io, da buon comunista, a l’Unità. Seguivamo insieme il Consiglio comunale quando sindaco di Firenze era Gabbuggiani, se non ricordo male. Poi ne abbiamo fatte di cose. Lui è stato una trottola. Ha girato più redazioni di quante femmine mi abbiano reso felice. Su molte cose la pensiamo esattamente alla stessa maniera, su altre ognuno ha la sua idea ed è difficile schiodarcela. Talvolta litighiamo e lo facciamo con passione, quasi come Peppone e Don Camillo. Direi che entrambi abbiamo imparato ad ascoltare, cosa proficua in questa professione.

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La tribù di Geronimo

7 maggio 2010

Bruno Schacherl

Il 14 maggio, venerdì prossimo, alle ore 16, lo stesso giorno in cui Ledo Gori, capo di Gabinetto del Presidente Enrico Rossi, mi dirà come potrò in futuro esser utile loro e al mio decennale datore di lavoro, al glorioso circolo Vie Nuove in viale Giannotti a Firenze, si festeggeranno i 90 anni di Bruno Schacherl, cognome impronunciabile ma pronunciato benissimo da una sterminata selva di suoi estimatori.

Personalmente ho iniziato a stimarlo leggendo un settimanale, di cui si sente una grande mancanza, sul quale leggevo, leggevo, leggevo quando andavo al liceo e all’Università: Rinascita. Ne possiedo, ma rigorosamente a casa dell’ex moglie, la collezione intera, dal primo all’ultimo numero, così come de Il Politecnico fondato da Elio Vittorini, di cui Palmiro Togliatti, che invece aveva fondato Rinascita, ebbe a dire: «Vittorini se n’è ‘ghiuto e soli ci ha lasciati». Il cinismo d’alemiano e certo disprezzo per l’intelletto affonda lì, anche se io comprendo i difetti di questi sporchi intellettuali come me che, qualcuno, vivente e amministrante un po’ provincialmente, ancora vorrebbe mandarci in Siberia. Direi che all’epoca Bruno Schacherl, nato a Fiume nel 1920, studente prima all’Ateneo di Padova ma poi laureatosi a Firenze con Giuseppe de Robertis, di Rinascita fosse il caporedattore centrale, e tra i suoi grafici ci fosse Maria Luisa Grossi che sarà presente alla festa e fosse ancora tra noi Ilario. Lo saprebbe dire con maggior precisione Carlo Ricchini, al quale devo la maggior parte delle informazioni che sto scrivendo e che è stato il primo caporedattore centrale de l’Unità a cui la sera, quand’ero di sommario, chiedevo i titoli della prima pagina per farli stampare sulla locandina dal mitico sor-Mario che faceva, appunto il sommario. Mi son preso tanti di quei vaffanculo che la metà basterebbero, ma qualcuno, Carlo, te n’ho anche mandato, o forse erano accidenti.

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