Claudio Repek

L’ultimo incontro col libro

7 gennaio 2011

Anna Benedetti

Direi che l’11 febbraio si conclude un ciclo. Quel giorno l’amico e vice presidente del Senato Vannino Chiti presenta alla Biblioteca delle Oblate, nell’ambito di Leggere per non dimenticare, la prestigiosa rassegna organizzata da Anna Benedetti, la mia raccolta di racconti Sempre più verso Occidente pubblicata da Baskerville.

È passato più di un anno da quando Maurizio Marinelli, direttore editoriale della casa editrice bolognese, mi ha consegnato la prima copia di quello che per molto tempo era stato solo un sogno. Quel giorno, le parole che avevo scritto nel corso del tempo, avevano finalmente trovato il guscio nel quale stare, la loro forma compiuta, fatta di carta, inchiostro, colla, fili.

Ho avuto occasione di presentarlo a Firenze, alla libreria Libri Liberi, con Pasquale Mennonna, Italo Dall’Orto che ne ha mirabilmente letto alcuni brani in pubblico e Tiziano Mealli e i suoi allievi del conservatorio. Fu una festa con gente che sembrava davvero contenta di essere lì. Poi a Pistoia, con Vannino appunto, Dario Longo e Massimo Biagi allo Spazio di via dell’Ospizio. Al circolo letterario di Gianni Conti con Paolo Vannini e Carla Edigati a Sesto Fiorentino, poi alla festa del Pd di Montale con Alessandra Pastore, alla comunità ebraica di Livorno con Alessandro Cosimi e Paola Jarack Bedarida, al Comune di Arezzo con Tito Barbini e Claudio Repek, ai bagni Milena di Viareggio con Aldo Rosati e Titti Maschieto, a Siena con Roberto Barzanti anche se lì poi la presentazione non c’è stata, e al Festival del cinema delle donne all’Odeon con Simon Dynys, a Fucecchio alla Fondazione Montanelli con Stefano Tesi.

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Ad Arezzo con Tito Barbini

13 luglio 2010

Tito Barbini

Domani, mercoledì 14 luglio, alle ore 18.15, nel cortile del palazzo comunale di Arezzo, Tito Barbini presenta la mia raccolta di racconti Sempre più verso Occidente. Conosco Tito da quando era il sindaco di Cortona e, poi, il presidente della Provincia di Arezzo. Ci mandava a l’Unità interventi pensati e non logorroici come spesso facevano i politici. Oggi lo fanno più raramente perché spesso scrivono altri per loro, e questi, del mestiere, sanno che non si superano le due cartelle.

Una volta, a Bologna, quando dirigevo l’Unità, un politico che poi ha fatto un bel disastro, mi costrinse, facendomi addirittura telefonare dal mio direttore che calò le brache dinanzi allo scempio professionale, ad ingombrare quattro delle nove colonne della pagina con un editoriale che in  30 righe avrebbe esaurito l’argomento.

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