democrazia

Riflessioni sulla parola “antifascista”

15 febbraio 2018

Detesto quanto è “anti”. Penso valga più la pena essere a favore di qualcosa che contro. Perciò, per quanto lo sia, non mi piace definirmi “antifascista”. Questa è l’opzione che l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia offre a quanti non hanno fatto la Resistenza ma condividono e intendono tener desti i valori che l’hanno ispirata, cioè il desiderio di pace, giustizia, equità.

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Un articolo di Ostellino

29 giugno 2010

Norberto Bobbio

Sul Corriere della Sera di oggi, Piero Ostellino ci rammenta alcune cose semplici e basilari relative ai diritti, ai doveri e al fatto che – così si intitola l’articolo – Le libertà sono scomode. Sono ragionamenti che condivido e in particolare condivido che avremmo molto bisogno di non guardare con sufficienza la lezione di Norberto Bobbio e, ora che non c’è più, di qualcuno che ne prosegua la tradizione, quella capacità di mettere «in discussione convinzioni consolidate, ma pur sempre aperte al dubbio». Ha ragione: stiamo sacrificando la democrazia, come avvenne negli anni Venti del secolo scorso in Italia e in altri paesi, per un fastidio comprensibile e motivato, ma mai sufficientemente valido per rinunciare a quella che per quanto imperfetta è pur sempre la miglior forma di governo che si possa avere.

L’ordine delle cose

30 maggio 2010

Enrico Rossi

Ho votato per Enrico Rossi alle elezioni regionali. Ne vado fiero. Posso non essere d’accordo con lui su alcune cose, ma sono di sinistra  – facciamo a capirsi! – e ritengo che non esercitare il proprio diritto-dovere di elettore, caposaldo di una democrazia, sia un reato. L’appartenenza a uno Stato, cioè a una collettività, a una comunità, che si fregi di essere democratica, non un regime come c’è stato in Italia fra il 1925 e il 1945, implica poche fondamentali regole. Tutte da rispettare.

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