Dino Leone

Occhio all’inezia

18 dicembre 2010

Erri De Luca

Tempo fa ho letto un ex collega invidioso e poi baciato dalla fortuna e anche un po’ venduto in quanto imbonitore, sferzare gli scrittori che fan d’un’otite un tumore e d’una colichetta un infarto. Che la sproporzione regni nel mondo delle lettere è indubbio e l’ombellico fra i caratteri a stampa può raggiungere proporzioni spopositate, ma la sufficienza con cui il criticone denigrava mi suonava stonata, ingiusta e superficiale, più che altro finalizzata solo a far da puntello a una recensione su una testimonianza drammatica di dita infilate in una cassa toracica aperta e poi richiusa.

Ho testimoniato qui nel mio blog di almeno due persone che han preso la penna per sviscerare le proprie viscere sviscerate, per mettere in piazza quel tumoraccio schifoso che s’è insinuato, che è cresciuto, che si è impossessato, ed entrambi i componimenti, al di là dei canoni delle lettere che posson piacere o meno, hanno il pregio d’aver fatto vomitare, d’aver espunto, reietto e cacciato fuori l’invasore e le invasioni che esso s’era portato dietro.

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Doveri mentali

15 agosto 2010

Simone Weil

C’è chi di Facebook ne fa un uso intelligente e chi lo scialacqua, invece, per inezie insignificanti a cui la posta elettronica o gli sms potrebbero tranquillamente ovviare. In particolare apprezzo chi se ne serve come di un moltiplicatore di informazioni, suggestioni, consigli e suggerimenti, come la messa a parte di contenuti che altrimenti sarebbero difficili da recuperare, che possono sfuggire, che si rischia di non vedere, non sentire, non conoscere.

Dopo un rapido scambio di auguri ferragostani, due Aficionados come Giulia Gemignani e Dino Leone, la prima via messaggio, il secondo in bacheca, richiamano rispettivamente la mia attenzione sull’ultima scena dello splendido film del 1979 di Hal Ashby, con Peter Sellers e Shirley MacLaine, Oltre il giardino, e su un articolo di Elisabetta Rasy su Simone Weil pubblicato il 13 agosto su Il Sole 24 Ore, dal titolo Senza libertà di pensiero l’uomo è perduto

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Suggerita da Dino Leone

11 agosto 2010

Sciocco addolorarsi per la perdita di una compagnia: quella persona potevamo non incontrarla mai, quindi possiamo farne a meno.

Cesare Pavese (13 ottobre 1938)