Doppiozero

La “commozione” di Belpoliti

30 marzo 2017

Marco Belpoliti e Anna Benedetti alla presentazione di "Primo Levi di fronte e di profilo". Foto di Andrea Ruggeri (andrea@nonamephoto.it)

Non mi era mai capitato – eppure non è attività che non abbia praticato nella mia ormai lunga vita – di vedere, alla presentazione di un libro, l’autore “commuoversi” per il contenuto di quanto ha scritto, diciamo così “per l’oggetto” della sua narrazione.

Ma c’è sempre una prima volta. A Marco Belpoliti – tenace curatore delle Opere di Primo Levi e adesso autore di 736 magiche, intriganti e preziose pagine intitolate Primo Levi di fronte e di profilo che Guanda ha mandato in libreria un anno e mezzo fa, ospite ieri con Giovanni Falaschi della rassegna “Leggere per non dimenticare”, da molti anni prestigiosa vetrina della migliore editoria messa in piedi da Anna Benedetti – si è spezzata la voce facendo un inciso sulla poco esplorata attività poetica di Primo Levi, quei 45 componimenti in versi contenuti in Ad ora incerta, edizione Garzanti perché Einaudi li snobbò, più gli 11 ripescati proprio da Belpoliti nelle Opere del 1988. «Le poesie sono il grido di dolore di Primo Levi», ha detto quasi facendo fatica a pronunciare quelle parole.

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Su “Doppiozero” la storia di Mitterhofer

20 ottobre 2016

La Olivetti Lettera 22

Questo il mio articolo sul museo della macchina da scrivere di Parcines e la storia di Peter Mitterhofer, pubblicato oggi su “Doppiozero”, del quale avevo già scritto in Lassù a Parcines:

Peter Mitterhofer e la macchina da scrivere

Daniele Pugliese

C’era una volta la Cacania. Come dice Musil lì era tutto “kaiserlich-königlich”, imperial-regio. Lo testimoniano ancora le K.K. impresse sui tombini nelle strade di Merano.

E nella Cacania – che si spingeva appunto anche nel Sud Tirolo, detto oggi Alto Adige – c’era un brav’uomo di nome Peter Mitterhofer. Proprio negli anni in cui governava Cecco Beppe e la “sua” Sissi, divideva gli animi tra entusiasti e denigratori. Si racconta Peter fosse molto amato dai bambini, che probabilmente vedevano in lui qualcosa di simile a Emmett “Doc” Brown (Christopher Lloyd), lo “scienziato pazzo” che in Ritorno al futuro di Robert Zemeckis (1985) affascina il giovane Marty McFly (Michael J. Fox) o, per chi se lo ricorda, a Maurizio Nichetti in Ratataplan (1979).

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Su Doppiozero l’apocalisse al Pecci

17 ottobre 2016

Questo il mio articolo pubblicato nel bel sito www.doppiozero.com sulla mostra che inaugura la riapertura del Museo Pecci a Prato dedicata alla fine del mondo:

La fine del mondo dall’astronave del Pecci

Daniele Pugliese

Prima della fine del mondo ci saranno ovviamente “Gli ultimi giorni dell’umanità”. È questo il titolo del dissacrante dramma – 779 pagine nell’edizione Adelphi in 2 volumi – che Karl Kraus scrisse fra il 1915 e il 1922, avvertendo nella premessa il lettore che la sua messa in scena «è concepita per un teatro di Marte», richiedendo «secondo misure terrestri, circa dieci serate».

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