ebreo

E se ma?

3 agosto 2010

Sono uno scontento cronico, è vero. Perciò un rompiballe. Mai soddisfatto. Paola Jarack Bedarida, quando sono stato a Livorno a presentare i miei racconti, ha detto che un ebreo è uno che spacca il capello in quattro e poi di nuovo in quattro. Direi che io ho un bisturi e faccio di peggio. Se questo significhi che anch’io sono ebreo come qualcuno ha ipotizzato in quell’occasione o solo un rompiballe, non so e sia chiaro ho conosciuto ebrei che tutto sono fuorché rompiballe, per cui non ci si costruisca sopra un nuovo pregiudizio.

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L’incipit di “Ebrei erranti”

20 marzo 2010

Alla memoria di Luciano Morini

«… ognuno è l’ebreo di qualcuno…»

Primo Levi

Se non ora, quando?

Come si chiamava?

È curioso, non lo ricordo più, ancorché siano passati così pochi giorni. O forse non l’ho mai saputo. Non me l’ha detto. Presentazioni ufficiali non ce n’erano state. Neanche il gruppo iniziale della compagnia di quella sera era di lunga data.

Dorotea era sua cugina. Bellissima lei con quelle ciocche di capelli grigi sparpagliate fra pennellate bionde su una tela di seta castana. Una tela raccolta dietro la nuca, la semplicità che si trasforma nel sofisticato, nel solenne.

Marc Chagall, Il violinista