Elisabetta Taiti

Sbrisolarsi

8 novembre 2010

La sbrisolona

Prescrive lei: per una teglia di 35 per 40, 375 grammi di farina bianca, 225 di farina gialla grossa e fine, 300 di burro morbido, 150 di zucchero semolato, 60/70 grammi di uvetta tenuta in acqua tiepida, 3 tuorli, un pizzico di sale-vaniglia.

Lei è Barbara Zattoni, chef di Pane e vino, che, scusate la rima, è un ottimo ristorante fiorentino. Spiega Barbara: «La qualità delle farine è primaria, a voi la scelta, io uso per la gialla quella che prendo a Montemignaio e a Cetica… ma comunque avrete le vostre “fonti”. Si impastano gli ingredienti tutti insieme, meno l’uvetta che strizzerete e aggiungerete quasi alla fine. Non va lavorato molto, deve rimanere una consistenza non troppo omogenea, ruvida e granellosa e nello stesso modo va stesa nella teglia imburrata e infarinata. Spianatela con il palmo della mano ad uno spessore di circa 1+1/2 cm e infornate per 25 minuti a 160°».

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Circolo Pickwick

13 aprile 2010

Gianni Conti, fondatore del salotto letterario di Sesto Fiorentino

Quando Carla Edigati Watson – di cui riferirò dopo – mi ha chiesto di portare 10 copie del mio libro al salotto letterario di Gianni Conti a Sesto Fiorentino, ho avuto un attimo di esitazione. Il mio editore dice: «Le copie si vendono, non si regalano!». Avendo letto Il padrone di Goffredo Parise in giovane età, tremo e ubbidisco. Traccheggio con Carla. Lei mi rassicura, malgrado i miei spigoli e le mie intemperanze, delle quali, con lei, ancora mi scuso. Mi rassicura e mi spiega: «Se il tuo libro gli interessa, te lo comprano e poi ne parlano».

Qualche settimana fa, accompagnato da tre amiche e amici, ho accettato l’invito. Ma prima ho placato un’altra esitazione. Sono andato a rileggermi gli sviluppi giudiziari dell’inchiesta che coinvolse un gentiluomo della politica fiorentina, un anziano democristiano di nome Gianni Conti, la cui educata correttezza avevo imparato ad apprezzare quando, cronista de l’Unità, seguivo il Consiglio comunale di Firenze, sui cui scranni sedevano l’elegante marchese Pucci, il grande Antonio Morettini, direi Paolo Cantelli – tornasse alla politica! –, Michele Ventura e, non lo escluderei, Aldo Zanardo.

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