Enzo Biagi

Lezione di intervista 6: dal generale al particolare

3 settembre 2016

Mentre parlavo ai ragazzi e già raccoglievo le loro prime domande, rapidamente, quasi con solo colpo d’occhio prontamente colto, ho invitato la mia fedele regista in sala, Irene Misusan, a far saltare la diapositiva seguente che ci avrebbe fatto perdere troppo tempo, rischiando di non farci rientrare nell’orario stabilito.

Avendo però qui spazio la illustro. Si intitolava “Sul filo del rasoio” e mostrava, almeno fino al minuto 1:37, un video, questo:

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Ladri onorevoli

12 gennaio 2015

Andrea Barbato

Sollecitato dagli inaspettati, vasti e positivi apprezzamenti a quanto ho scritto in La severità smarrita, mi sento in dovere di precisare meglio, o forse solo aggiungere qualche ulteriore specificazione, a proposito del disegno di legge di riforma delle norme relative alla diffamazione a mezzo stampa di cui si sta discutendo alla Camera; del caso dell’ex collega de “l’Unità” di Milano Marina Morpurgo, rinviata a giudizio per aver stigmatizzato sulla propria bacheca di Facebook la pubblicità di una scuola privata che si avvale dell’immagine di una lolita con fiocco e acuminato rossetto rosa per promuovere i propri corsi per estetiste con “idee chiare in testa”; e, infine, dei mal di pancia della categoria professionale alla quale ancora appartengo e dell’insaziabile voglia di bavaglio che la politica sembra avere nei confronti di chi, potenzialmente almeno, dovrebbe ignudare il re.

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Pecunia olet

2 aprile 2011

La nostra economia non ha solo il problema del denaro, ha l’aggiunta di quello sporco.

Enzo BiagiLa moneta e la morale, «Corriere della Sera», 1998

Rai: di tutto, di più

20 settembre 2010

Il logo della Rai

La Rai assume, ma la mia iscrizione all’Albo dei giornalisti dal 1983 e il mio curriculum non gli piacciono. Son nato troppo tardi per entrare nel servizio pubblico radio televisivo con la tessera del Pci che per un po’ ho avuto in tasca e troppo presto per avvalermi dell’unica tessera che, oltre a quella dell’Anpi, mi è rimasta nel portafogli: quella appunto dell’Ordine dei giornalisti.

Conditio sine qua non per partecipare al concorso è di esser nati dopo il 1974 e io quell’anno avevo già deciso cos’avrei voluto fare da grande. Ti chiedono anche d’esser laureato e io questo requisito ce l’avrei, anche se ho sempre sostenuto che non sia questo quello che fa di uno un giornalista: come scriveva Karl Kraus, e l’ho già citato, è non avere un’idea e saperla esprimere il requisito fondamentale. Come scrive Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi, se fossero vivi Biagi e la Fallaci, non gli darebbero questa opportunità e anche Giorgio Bocca è doveroso si tenga alla larga.

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