Epicuro

Divide et impera

16 agosto 2013

G.B. Tiepolo, Il giudizio di Salomone

Un saggio amico molti anni fa mi ha suggerito l’escamotage del quale dice di essersi spesso servito nel corso della vita per affrontare le difficoltà dinanzi alle quali si è trovato, piccole o grandi che fossero, di natura personale o professionale, pubblica o privata, insomma un metodo con cui relazionarsi a quanto gli avviene intorno.

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Sereni: resto ateo

22 luglio 2013

Il Cristo di Cimabue

Vorrei fugare i dubbi di qualcuno che, avendo letto i miei ultimi scritti, notando l’insistenza con cui mi occupo di Gesù Cristo, e sapendo del mio tenace ateismo, stesse ipotizzando una tardiva conversione al cristianesimo o al cattolicesimo.

Ho usato il termine ateismo e non agnosticismo perché il primo, derivato dal greco àtheos, letteralmente vuol dire “senza dio”, ed indica una posizione filosofica – opposta al teismo, al panteismo, al politeismo e al monoteismo in particolare assunta da un individuo, quale io sono, che non crede in nessuna divinità.

Occorre precisare che essere senza dio e non credere in nessuna divinità non impedisce di ragionare intorno all’idea che si è venuta formando di esso, e negarne appunto il fatto di essere stato pensato, l’esistenza di individui che vi credono, di bisogni interiori che inducano a cercarlo e a ritenere di averlo trovato.

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Epicurei e edonisti

13 aprile 2013

Epicuro

C’è chi dice – l’ho udito con le mie orecchie e non ho avvertito malizia – che il mio difetto peggiore sia l’esser epicureo. Io invece mi dispiaccio di non esserlo a sufficienza, di non aver completamente interiorizzato e fatto miei, fino a sentirli come istinti che s’azionano senza starci su a riflettere, gli insegnamenti di quel filosofo, o forse i fondamenti di un buon senso che “il soccorritore” – questo significa il suo nome – si limitò a raccogliere, mettere in fila e diffondere tra i suoi discepoli nel giardino, al quale inusitatamente erano ammessi anche gli schiavi e finanche le donne!

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Del sostenibile

6 ottobre 2010

Il titolo, diciamolo, era più che invitante: La felicità sostenibile. Anche per questo l’ho letto. E poi perché sapevo che rientrava in un filone di idee che mi incuriosisce non poco e che spero abbia uno sviluppo, perché se restiamo legati ai parametri a cui ci siamo abituati, da quelli delle convenzioni a quelli della logica, dell’economia, della politica e della filosofia, sento – e mi va di sottolineare il verbo sentire anziché pensare – che si andrà da poche parti. Pensieri trasversali, nuove frontiere, luoghi comuni e concetti scontati messi da parte, di questo avverto il bisogno e non ho ancora un orientamento preciso.

Per cui ho preso il libro di Maurizio Pallante e me lo sono letto. Quella parola, “felicità”, nel mio vocabolario personale è stata emarginata molti molti anni fa, forse anche troppo, intendo dire anche quando in realtà quel sentimento ho provato e avrei dovuto avere l’onestà di ammetterlo. Lasciandola tuttavia a una ricerca che ha in Epicuro il suo cuore e che merita di essere scandagliata. Ma qui, credo, più che il sostantivo era l’aggettivo che mi interessava: il sostenibile. Anche questa parola abusata e abluzionata, gargarismizzata e colluttoriata. E tuttavia densa di significato.

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Socrate in corsia

25 agosto 2010

Il nuovo ingresso di Careggi

Ho letto oggi sul giornale che l’ospedale fiorentino di Careggi – dove ho una stanza all’Hotel Bellavista, non tutta per me, ma pronta per ogni evenienza, qualora, come questa mattina, le palpebre o le caviglie mi si gonfino fuor di misura – si è dotato di un “consulente filosofico”. La notizia mi fa piacere non solo perché fa balenare prospettive di lavoro alternative alla mia professione ufficiale, il giornalista, essendo io in quella cosa con la quale o senza la quale è la stessa cosa laureato, a dispetto di qualche denigratore, ma anche perché credo che effettivamente dall’amore per la sapienza se ne possa trar beneficio e perciò anche il corpo ne sia gratificato.

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Lezioni antiche

16 agosto 2010

Ho appena terminato di leggere Esercizi spirituali e filosofia antica di Pierre Hadot, libro di cui meriterebbe scrivere ben più che un solo post su un blog dove mescolo le cose più disparate.  L’ultimo saggio che chiude il libro si intitola  La filosofia è  un lusso?, e la risposta è  drammaticamente affermativa:  «Il dramma   della condizione umana è che è impossibile non filosofare e nello stesso tempo impossibile filosofare». Questio de centauris.

Pierre Hadot

Esistono tuttavia momenti in cui lo si può fare, o almeno tentarvi. Per lo più abbiamo una conoscenza della filosofia come storia della filosofia, e per certi versi è saggio sia così, che si possa ricostruire l’evoluzione del pensiero, il suo dipanarsi anche caotico, secondo rivoli che Heidegger giustamente ha chiamato Holzwege, sentieri interrotti di cui si perde traccia nel bosco per poi ritrovarli poco oltre.

Ma essa, e Hadot lo spiega splendidamente, è ben altro. È amor, non amicizia, di sapienza: φιλο-σοφια. È una tensione insopprimibile a ricercarla sapendo di non poterla mai raggiungere. Altra questio de centauris, corpo di cavallo e busto d’uomo.

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Pacifismo

28 luglio 2010

Joda

È una scelta molto difficile quella pacifista. Difficile ipotizzarla, sceglierla e poi praticarla. Cioè prima, durante e dopo. È distante dalla cultura dominante, quindi è sempre minoritaria. Probabilmente è distante dalla cultura dominante, dei più, della maggior parte, perché non appartiene neanche alla nostra biologia o alla nostra psicologia. Come molti animali siamo tarati per altro. Avevano ragione Konrad Lorenz, Nietzsche e Dostoevskij: la nostra anima è quella. Andare in un’altra direzione è farle violenza, un vero paradosso per il pacifismo.

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