Ernst Cassirer

Quel “fare” magico

17 agosto 2010

Ernst Cassirer

Non mastico bene la poesia. È mancata alla mia dieta. Non ho perciò gli strumenti per valutarla se non quello dell’emozione dinanzi a un verso che mi colpisce, che mi arriva in fondo a non so dove.

Certo, ci sono strofe che non possono lasciare indifferenti. Ne ho molte che girano per la mia testa. Direi in molte lingue: italiano, latino, greco, inglese, tedesco, spagnolo, francese. Spesso la loro bellezza è proprio lì, nella lingua originale. Suonano meglio, vanno dritte alla meta. Forse è un linguaggio universale, come la musica, non pretende vocabolari.

Evito di scrivere in versi e se lo faccio lo faccio male e ad ora incerta come mi ha insegnato il maestro. Ascolto volentieri chi sa pronunciare quele frasi interrotte da a capo o barre di separazione.

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