Eva

Pandora

13 novembre 2010

Ci hanno mentito. Fin dalle prime lezioni, quasi teatrali, tuffi fiabeschi in materia imprendibile, all’età in cui ancora il gioco domina la vita e non viceversa, arriva qualcuno e dice che il vaso di Pandora è il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura. Quel “pithos”, il vaso, era un dono di Zeus a Pandora, e il re dei re o il dio degli dei o l’uomo degli uomini che s’inventò tutte quelle storie, si raccomandò acciocché lei mai lo aprisse.

Analogamente qualcuno avrebbe attribuito a una mela qualcosa di analogo al vaso e perciò gli studiosi ritengono che Pandora non sia poi molto dissimile da Eva e comunque la si voglia guardare questa faccenda bisogna riconoscere che tanto l’una quanto l’altra, la greca e l’aramaica poi sussunta in sacra romana chiesa, son donne, e che lo fossero davvero o che un qualche maschio ad esse abbia attribuito tutto quel putiferio, questo è il mito che a noi resta in mano e allora o riusciamo a dipanarlo, o restiamo imprigionati in un qualcosa che assomiglia a un pregiudizio.

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Una lezione dall’eden

22 aprile 2010

José Saramago

Se non ricordo male è stato Luigi Albertini, mitico direttore del Corriere della Sera fra il 1900 e il 1925, quando anche in un giornale della borghesia c’era da opporsi in un qualche modo al fascismo, a dire che un giornale vive solo un giorno. Alla sua fonte abbiamo attinto tutti, o almeno coloro che ’sto mestiere l’han preso sul serio e vi hanno creduto, e la frase è più che vera, tant’è che dal giorno seguente se ne può far carta straccia o incartarci l’insalata. Ma vi son fanatici e patiti che non riescono ad adeguarsi e conservano, conservano, conservano. Ritaglio giornali, è vero, compulsivo quasi come il protagonista del mio racconto Amore in buca che si dava invece ai vocabolari.

Perciò ieri, con un giorno di ritardo, ho ripreso in mano la Repubblica di martedì 20 aprile e l’occhio mi è cascato sul colonnino di destra, la spalla si sarebbe detto un tempo, ancorché con tale parola non si sarebbe esattamente inteso il genere di articolo a cui mi sto riferendo, ma i quotidiani oggi non si fanno come ai tempi di Albertini e neppure come a quelli in cui ho studiato io, quando in prima ci stavano solo le notizie e queste raramente eran date dal pensiero (o dalla mancanza di pensiero) di un politico o del suo avversario.

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