Fabio Palchetti

Silenzio e rispetto

7 dicembre 2011

Avrei già voluto scrivere nei giorni scorsi del suicidio di Lucio Magri, che ovviamente ha colpito, innescando un proliferare di commenti che riguardano lui e più in generale la questione del togliersi la vita e della liceità o meno del modo in cui l’ha fatto. Non escludo di tornarvi prossimamente, perché sento di aver qualcosa da dire sull’argomento, ma preferisco far sedimentare i pensieri e placare le emozioni. Una delle prime cose che mi sono venute in mente quando ho appreso la notizia è stato un articolo che, nel febbraio del 1979, pubblicai sul periodico degli studenti universitari comunisti di cui ero direttore senza specificarlo in gerenza. Il periodico si chiamava Concentramentorenove in debito alla scritta con cui si chiudevano tutti i volantini che convocavano uno sciopero dando appuntamento a quell’ora in piazza San Marco da cui solitamente muovevano i cortei e l’autore dell’articolo, intitolato Riflessioni sul suicidio di un compagno, era Fabio Palchetti, mio compagno di classe e d’ideali, lui leader del Manifesto mentre io stavo nella Fgci, o più esattamente nel Movimento studentesco. Nella mia testa era vivissimo il ricordo, che non mi ha mai abbandonato, delle parole con cui si concludeva l’articolo in prima pagina, prima dell’errato rimando al seguito del testo all’interno del giornale: «Sarebbe meglio riconoscere i limiti del nostro linguaggio e delle nostre parole. Silenzio sarebbe opportuno: silenzio e rispetto».

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