Fatema Mernissi

Hem e mushkil

13 ottobre 2010

[…] Ma tutti in casa sapevano che le donne inquiete e sofferenti di hem, una blanda forma di depressione, erano solite arrampicarsi lassù per trovare la quiete e la bellezza necessarie a curarsi.

Per hem si intende uno strano tipo di sofferenza, tutt’altra cosa rispetto a un mushkil, un problema. La donna che ha un mushkil conosce la ragione del suo soffrire. Ma chi soffre di hem, non sa cos’è che non va: la causa del suo malessere, quale che sia, rimane senza nome. Fortunato chi conosce la cagione del suo male – era solita dire la zia Habìba – perché può fare qualcosa per curarlo! Ma la donna che soffre di hem non può farci proprio nulla, può solo starsene seduta in silenzio, con gli occhi spalancati e il mento affondato nel palmo della mano, come se il collo non ce la facesse a sostenere il peso della testa.

Fatema Mernissi

Conti in pari

8 settembre 2010

Il suk di Sana'a

Ho già avuto occasione di scrivere de La terrazza proibita di Fatema Mernissi e di alcune parole marocchine che lei usa per farci capire, ammesso che se ne abbia voglia e che questa cosa, capire, non ci spaventi.

Siccome credo di aver imparato qualcosa da quel libro, ci torno sopra e scrivo un’altra cosetta.

La maestra di Fatema spiega alla bimba e alle sue compagne che «Si veniva spediti all’inferno per direttissima (…) se si arrivava all’altro mondo senza aver saldato tutti i debiti. Una buona musulmana paga sempre i suoi debiti e, viva o morta, tiene i suoi conti in pari».

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La terrazza dell’hanàn

25 agosto 2010

Fatema Mernissi

Ho finito La terrazza proibita di Fatema Mernissi. L’harem narrato dalla piccola protagonista del libro non è quello che noi occidentali ci siamo abituati a immaginare, dove convivono molte mogli legate al padrone della casa, ma una famiglia allargata dove comunque le donne sono costrette dentro uno spazio chiuso e l’unico luogo di fuga della fantasia è appunto quella terrazza proibita. Dell’harem stereotipato si parla, perché per buona parte del libro la bimba insieme al cuginetto Samìr di poco più grande s’interroga sui vari significati di quella parola: harem. Che è «una leggera variante della parola haràm, il “proibito”, il “vietato”. Questa, a sua volta, era il contrario della parola halàl, il “lecito”, il “consentito”».

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