Apocalisse,
il giorno dopo.
La fine del mondo fra deliri e lucidità
Quella prevista per il 21 dicembre 2012 è stata l’ultima fine del mondo di una sequela senza fine di presagi e premonizioni. Insomma l’ennesima “rivelazione”, che gli antichi greci indicavano con la parola “apocalisse”. Ammesso che si sopravviva a questo fatidico giorno, pieno di fascino se scritto nella sua forma numerica – 21.12.2012 – un istante dopo si dovrà fare i conti con la prossima catastrofe annunciata. Apocalisse, il giorno dopo. La fine del mondo fra deliri e lucidità è un libro che ripercorre le fantasie e le suggestioni con cui, per più di mille anni, si è guardato alla distruzione del pianeta e all’estinzione dell’umanità: un coro di voci, alcune anche molto autorevoli, che si sono cimentate con la paura assoluta, quella senza scampo e definitiva.
Una carrellata sul pensiero apocalittico, le attese messianiche, le punte estreme della filosofia pessimista, ma anche sulle amare delusioni che i millenaristi di ogni tipo hanno collezionato nel corso del tempo, nell’attesa di una catastrofe periodicamente annunciata e puntualmente smentita.
Dietro al calendario dei foschi presagi, i presupposti ideologici, religiosi e psicologici che hanno alimentato una vera e propria cultura del disastro e dell’annientamento, fino alla trasposizione sul grande schermo dei timori e delle ansie della sciagura incombente.
Apocalisse, il giorno dopo. La fine del mondo fra deliri e lucidità è pubblicato nella «collana coordinate» della casa editrice Baskerville di Bologna. Il libro, dalle ore 24 del 21.12.2012 e fino all’uscita del volume di carta è disponibile e scaricabile gratuitamente in formato ebook dal sito della casa editrice.
Fraülein Else è una novella di Arthur Schnitzler pubblicata nel 1924. Else è una ragazza di diciannove anni della buona borghesia viennese alle prese con i primi turbamenti sessuali e le prime proiezioni affettive. Intrappolata in una ragnatela di sentimenti, ingigantiti dal fallimento a cui sta andando incontro il padre e dalle molestie di un amico di famiglia, finirà per suicidarsi. Daniele Pugliese, autore di racconti, alcuni dei quali associati dalla critica a Calvino, Borges e Buzzati, fa irrompere sulla scena della tragedia un misterioso samaritano che cerca di far andare le cose in tutta’altra maniera, di salvare Else e forse anche se stesso. S’innesca così un dialogo serrato e per certi versi assurdo, ad osservare segretamente il quale, come dietro trasparenti cortine, sembrano far capolino altri illustri personaggi, primo fra tutti proprio lo scrittore austriaco
io la salverò, signorina Else è pubblicato nella «collana I venticinque» della casa editrice italo-francese Portaparole di Roma ed è acquistabile in libreria oppure online.
Cosa lega la frase "Che cos'è un nemico?" del racconto "Ebrei erranti" al "redattore d'istruzioni" di "La pasticca verde"? Cosa la compulsione o il tradimento di "Amore in buca" all'affranto soliloquio de "L'ingrato"? E ancora: che nesso c'è fra la scientifica sorridente disperazione di Walter e Anna nel racconto tratto da Primo Levi che dà il titolo a questo libro e la ricerca della propria responsabilità fino al senso di colpa "globale" di "Specchio retrovisore"? Certamente temi che si rincorrono nei dieci racconti di questo libro - la morte, l'amicizia, l'amore illecito - ma più che altro, probabilmente, il tentativo di guardare negli occhi l'assurdo, il refuso stratosferico: il vizio di forma, la cellula tumorale, la sliding doors storica.
Sempre più verso Occidente e altri racconti è pubblicato nella «collana blu» della casa editrice Baskerville di Bologna, che annovera in catalogo autori quali Pier Vittorio Tondelli, Fernando Pessoa, Georges Perec ed è acquistabile in libreria oppure online.
Mi domando se un ragazzo di oggi, diciamo uno che abbia fra i sedici e i vent’anni, sappia che cos’è un eskimo e, quindi, se ascoltando l’omonima canzone di Francesco Guccini, abbia un’idea di che cosa si sta cantando. Vederne uno in giro è cosa rara e leggo su Wikipedia che non viene più prodotto dai primi anni Ottanta, per cui è possibile trovarlo solo nei negozi dell’usato che ormai si chiamano “vintage”.
Forse aveva torto Giorgio Gaber, ricostruendo il manicheismo che agitava (agita?) i nostri cuori, a sostenere che il bagno è di destra e la doccia è di sinistra. Ma dal modo in cui ci laviamo possiamo trarre qualche suggerimento non tanto sulla nostra collocazione politica, quanto sulla nostra intelligenza o stupidità.
Dunque, pensando a quanti, di destra o di sinistra, usano farsi grondare acqua in testa anziché immergersi, mi chiedo quanti riescono ad aprire il rubinetto o il miscelatore senza bagnarsi. Le manopole solitamente vengono posizionate dagli idraulici proprio sotto l’annaffiatore, per cui la botta di freddo è inevitabile. Sono decenni, quasi secoli che le cose vanno avanti così, e raramente si provvede a far diversamente. Prima dell’allestimento, non si accende il cervello: mai che venga in mente di posizionare i rubinetti a fianco del getto, all’ingresso della cabina. E questa banale notazione non diventa il parametro del “a regola d’arte” di chi fa quel mestiere attinente il flusso dell’acqua.
Qualcuno era comunista. E stava dalla parte dei lavoratori. Ho pianto quando un’amata persona mi ha regalato quella canzone di Giorgio Gaber. Ho pianto a sentire «Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona». A dirotto a sentire «Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri».
Lacrime a parte, versate e fatte versare, si è anche quel che si è stati. Se aveva ragione un amico perduto per strada a dire che non sarai mai se non sei, è anche vero che non sarai mai quello che non sei stato. E mi sa che, con tutte le distanze prese nel tempo, comunista lo sono ancora. E ancora dalla parte dei lavoratori.
Mio zio, Lino Cima, guida una Brigata Garibaldi a Torino.
Su l’Unità di ieri, domenica 18 aprile 2010, in ultima pagina, Vincenzo Cerami – gran bella penna – riflette su una parola desueta e al tramonto: partito. A chi fa politica consiglierei di leggerlo così magari poi ci aiuta a campare meglio, che in fondo è quello che ciascuno di noi chiede alla politica.
Sono stato invitato a Torino sabato e domenica. Anna, la sorella di mio padre che suona il pianoforte, fa un compleanno. Purtroppo non ci posso andare. Troppe cose da fare e pochi soldi in tasca: un giudice ha deciso che devo tirar la cinghia e le decisioni dei giudici non si commentano, si eseguono.
Anna è stata la moglie di Pietro Buttarelli, che purtroppo non c’è più e che nel 1957 (annus horribilis), insieme a Fausto Amodei, Sergio Liberovici e Michele Straniero, dette vita a Torino al Cantacronache, gruppo di musicisti, letterati e poeti che, a giudizio di Umberto Eco, sono stati i precursori dell’esperienza dei cantautori italiani. Lo zio Pietro ha fatto l’attore di teatro credo soprattutto al Piccolo di Milano e aveva una parte, se non ricordo male, ne I promessisposi del Manzoni, uno dei primi sceneggiati andati in onda sulla Rai quando c’era ancora solo un canale, l’Uno. I testi delle loro canzoni erano firmati da Italo Calvino, Franco Fortini, Gianni Rodari, Michele Pogliotti, Emilio Jona, Giorgio De Maria, e lo stesso Umberto Eco. A cantare con lo zio in quel gruppo ci sono stati anche Edmonda Aldini, Margot, Duilio Del Prete, Franca Di Rienzo, Pietro Buttarelli, Silverio Pisu, Glauco Mauri.
Daniele Pugliese, torinese, movimento studentesco in gioventù, oltre trent’anni di carriera giornalistica sulle spalle, ha all’attivo numerose pubblicazioni, da solo o con altri: una monumentale storia del Pci, un saggio sulla nascita del movimento cooperativo ed un altro sulle fortune del sigaro toscano, oltre alla curatela per conto de “l’Unità”, il giornale nel quale ha lavorato per oltre vent’anni come redattore e poi vicedirettore, di volumi sulla massoneria e sul mostro di Firenze.
Per dieci anni è stato il direttore di Toscana Notizie, l’Agenzia di informazione della Regione Toscana.