Giorgio Napolitano

Con questi giovani

16 ottobre 2011

Eugenio Scalfari

Non conosco tutte le carte, i documenti, le eventuali risoluzioni prese o messe a punto dagli indignati ed ho già scritto ieri (Domande alla politica) che non sono indignato: non lo sono neanche per gli scontri a Roma, non perché non provi fastidio, disprezzo e una distanza abissale che mi porta a condannare senza appello quella teppaglia, ma perché sono abbastanza convinto che fosse prevedibile, e su questo punto semmai tornerò in seguito. Mi limito, qui, a segnalare un link per mostrare inequivocabilmente che gli animatori della manifestazione hanno preso le distanze dai violenti, il che è confermato dal fatto che in altre città del mondo i cortei si sono svolti pacificamente.

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Lumpensprache

20 agosto 2010

François Villon

Nei giorni scorsi, pur difendendo il Presidente della Repubblica dagli attacchi che gli vengono sferrati (vedi Grazie presidente), avevo “sminuito” il linguaggio sanguigno di un toscano della politica, l’onorevole Bianconi da Arezzo, che avevo trovato inqualificabile sul piano istituzionale, ma non scurrile. Oggi ho plaudito a un gesto che non si dovrebbe fare quando si è in onda(vedi Un eroe piccolo piccolo).

Poi ho letto l’editoriale di Claudio Magris sul Corriere della Sera, intitolato La politica dell’insulto e non posso fare a meno di dargli ragione.

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Grazie Presidente

17 agosto 2010

Il Presidente Giorgio Napolitano

Ho molto apprezzato la risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle accuse che gli sono state rivolte. Ho conosciuto Bianconi e le sue sanguigne sortite che tutto sommato lo rendono più politico di altri amorfi e smanipolanti bla bla bla. Credo abbia ragione a dire che il Presidente con quel “chi” non intendesse solo lui.

Apprezzo la risposta di Napolitano non solo perché c’è un limite a tutto. Non solo perché c’è un limite ben preciso all’infangamento delle istituzioni, che possiamo anche farle a pezzi, ma poi bisogna avere qualcosa da mettere al loro posto. Non solo perché ha semplicemente ricordato cosa dice la legge: se davvero credete che sia in errore, servitevi dello strumento costituzionale che avete a disposizione. Ma anche perché rivela un coraggio che ormai è una merce preziosa.

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La tribù di Geronimo

7 maggio 2010

Bruno Schacherl

Il 14 maggio, venerdì prossimo, alle ore 16, lo stesso giorno in cui Ledo Gori, capo di Gabinetto del Presidente Enrico Rossi, mi dirà come potrò in futuro esser utile loro e al mio decennale datore di lavoro, al glorioso circolo Vie Nuove in viale Giannotti a Firenze, si festeggeranno i 90 anni di Bruno Schacherl, cognome impronunciabile ma pronunciato benissimo da una sterminata selva di suoi estimatori.

Personalmente ho iniziato a stimarlo leggendo un settimanale, di cui si sente una grande mancanza, sul quale leggevo, leggevo, leggevo quando andavo al liceo e all’Università: Rinascita. Ne possiedo, ma rigorosamente a casa dell’ex moglie, la collezione intera, dal primo all’ultimo numero, così come de Il Politecnico fondato da Elio Vittorini, di cui Palmiro Togliatti, che invece aveva fondato Rinascita, ebbe a dire: «Vittorini se n’è ‘ghiuto e soli ci ha lasciati». Il cinismo d’alemiano e certo disprezzo per l’intelletto affonda lì, anche se io comprendo i difetti di questi sporchi intellettuali come me che, qualcuno, vivente e amministrante un po’ provincialmente, ancora vorrebbe mandarci in Siberia. Direi che all’epoca Bruno Schacherl, nato a Fiume nel 1920, studente prima all’Ateneo di Padova ma poi laureatosi a Firenze con Giuseppe de Robertis, di Rinascita fosse il caporedattore centrale, e tra i suoi grafici ci fosse Maria Luisa Grossi che sarà presente alla festa e fosse ancora tra noi Ilario. Lo saprebbe dire con maggior precisione Carlo Ricchini, al quale devo la maggior parte delle informazioni che sto scrivendo e che è stato il primo caporedattore centrale de l’Unità a cui la sera, quand’ero di sommario, chiedevo i titoli della prima pagina per farli stampare sulla locandina dal mitico sor-Mario che faceva, appunto il sommario. Mi son preso tanti di quei vaffanculo che la metà basterebbero, ma qualcuno, Carlo, te n’ho anche mandato, o forse erano accidenti.

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