Gulag

Il compagno

22 luglio 2010

Un gulag sovietico

Non muoveva un dito. Lasciava che gli altri facessero. Non li ostacolava. Se c’era da rendersi disponibile non si tirava indietro, ma aveva appreso l’arte sorniona e comoda dell’attesa. Un buddismo utilitarista senza alcun fondamento filosofico. Era uno di quelli che un tempo ti avrebbero rinchiuso in una stanza pur di farti fare quello che volevano, per quanto nobile potesse essere. Godeva a piene mani dei piaceri mondani, mascherandoli con una flemma apparentemente contagiosa.

Preferiva il profilo basso, un modo per restare comunque a galla, per dirsi oggi un po’ più di qua e domani un po’ più di là, per salire su questo treno e scendervi rapidamente montando su un altro, all’occorrenza.

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