Hannah Arendt

Il daimon socratico

13 settembre 2015

Socrate

Un certo ruolo deve averlo svolto la lettura di Essere pace di Thich Nhat Hanh, il cambio di prospettiva tra l’agire esternamente e il modificarsi internamente proponendo la propria presenza. Poi, certamente, la totale assenza di soggetti in grado, non dico di organizzare, ma nemmen di proporre un qualche agire sostenuto da uno scopo, una mèta, un intento, un’idea.

Tutto ciò nella mia testa ha assunto la dimensione di quello che definisco un impegno civile, l’imperativo a tener desto l’intelletto, a sforzarsi di guardare oltre agli stereotipi, qualunque sia la loro natura ed origine.

In questa prospettiva mi ha colpito un articolo pubblicato nelle due pagine di Repubblica di oggi dedicate al Festival di filosofia che si svolge da venerdì prossimo a Modena, Carpi e Sassuolo. Un articolo a firma Simona Forti dedicato alla “lezione di Socrate” ed intitolato Resistenza al potere, ora e sempre.

L’autrice invita a prendere in considerazione come «resistenza nei confronti del potere» non solo quella attiva ed agitatoria di un soggetto collettivo, ma anche «quella dinamica per così dire “an-archica” che nasce dal disagio etico del singolo, si esprime in un rifiuto delle regole del gioco e in certi casi, rendendosi visibile, contagia e si espande sino ad esprimersi in un vero e proprio dissenso politico».

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L’abisso non colmato

3 settembre 2015

Hannah Arendt

L’incipit del saggio di Hannah Arendt su Socrate, inedito in Italia e pubblicato ora da Raffaello Cortina, è comparso ieri su “Repubblica” e leggerlo ha portato lo spunto per una riflessione che io considero amara ma anche doverosa.

L’incipit dell’incipit è questo: «L’abisso tra filosofia e politica si apre storicamente con il processo e la condanna di Socrate, che nella storia del pensiero rappresenta un punto di svolta analogo a quello rappresentato dal processo e dalla condanna di Gesù nella storia della religione. La nostra tradizione di pensiero politico ha inizio quando, con la morte di Socrate, Platone perde ogni speranza nella vita della polis e giunge a mettere in dubbio anche i fondamenti dell’insegnamento socratico».

Benché sia quella che mi ha avvicinato alla materia – potrei chiamarla l’innamoramento di un lungo amore –, la filosofia antica non è stata il centro dei miei studi universitari e il poco che so, per lo più riguardo Epicuro, lo devo al professor Adorno, con cui ho condiviso più conversazioni su altro che non su Platone, Aristotele, Parmenide o Zenone.

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Partigiani e felicità

2 maggio 2015

Avrei voluto onorare il 25 aprile – festa della Liberazione e quindi della lotta partigiana, giorno in cui da qualche anno rinnovo la tessera dell’Anpi in segno di gratitudine a chi ci sottrasse alla schiavitù degli invasori e della dittatura – scrivendo questo testo che solo ora è pronto, avendo comprato solo pochi giorni prima di quella data il libro a partire dal quale scaturiscono queste mie riflessioni.

Il libro si intitola La felicità dei partigiani e la nostra. Organizzarsi in bande, lo ha scritto Valerio Romitelli che lo ha presentato insieme all’ex segretario regionale del Pci toscano Guido Sacconi, il 22 aprile scorso alla Libreria dei lettori di via della Pergola a Firenze, dove sono stato invitato dall’amica Linda Coppitz.

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Il film sulla Arendt

31 gennaio 2015

Hannah Arendt

L’indiretto invito a vedere anch’io il film Hannah Arendt di Margarethe von Trotta era per me talmente autorevole ed essenziale che mi sarebbe davvero stato impossibile sottrarmi ad esso, come invece, purtroppo, ho fatto dinanzi ad altri più diretti inviti nel corso della mia esistenza.

Fortunatamente internet consente di vedere cosa danno in tv anche senza possederla, ed ora, anzi, ho scoperto che si può riguardare un film cercandolo in rete, per cui, mentre sto scrivendo queste parole, dall’altoparlante escono le voci della doppiatrice di Barbara Sukowa, l’attrice che nel film interpreta la filosofa tedesca, e probabilmente quella originale, registrata durante il processo, del SS-Obersturmbannführer, il gerarca nazista organizzatore del traffico ferroviario dei treni stipati di ebrei diretti nei campi di concentramento che mezza Europa, la metà degli europei intendo, finse di non vedere.

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La chiave del perdono

14 gennaio 2011

Il perdono è la chiave per l’azione e la libertà.

Hannah Arendt

La politica ritrovata. XVIII. La politica degli impolitici

4 dicembre 2010

XVIII. La politica degli impolitici

Hannah Arendt

Se, in tempi di accreditato revisionismo e di opportunistici pudori “politically correct” il riferimento a Lukács e a Lenin dovesse risultare esageratamente blasfemo, si possono trovare altrove riflessioni – di cui abbiamo già dato conto – che inducono a considerazioni similari.

Scriveva Primo Levi nel racconto Vanadio compreso nella raccolta Il sistema periodico:

Nel mondo reale gli armati esistono, costruiscono Auschwitz, e gli onesti ed inermi spianano loro la strada: perciò di Auschwitz deve rispondere ogni tedesco, anzi ogni uomo, e dopo Auschwitz non è più lecito essere inermi[1].

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La politica ritrovata. XIV. Verso un nuovo paradigma

30 novembre 2010

XIV. Verso un nuovo paradigma

Elie Wiesel

Revelli, dunque, auspica – o sollecita o pretende o invoca, quasi supplica – ma non elabora, non propone un «nuovo paradigma [...] per una politica dell’“al di là”»[1].

Mette infatti in guardia dalle minacce che si addensano sulla politica «se non si riuscirà a elaborare in fretta, per lo meno un abbozzo, di “nuovo paradigma” [...] che sappia misurarsi in forma meno distruttiva del passato – nel nuovo spazio che siamo chiamati ad abitare – con la questione esplosiva del Male [... ed elaborare] un’inedita teodicea all’altezza della sfida (disumana) dei tempi»[2].

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