Incenso

Pro/fumo

16 agosto 2010

È stato un caso. Ho comprato quell’incenso in uno di quei mercatini dove cerchi di perderti per dirti che è una giornata normale. Andavo a trovare una bambina, quel giorno. C’era un vento gelido, come solo marzo sa regalare, e il cielo terso e pulito. Lo scelsi non per l’odore, ma per il suo nome: guida spirituale, in inglese. Pensai che potesse stimolare la chiusura degli occhi, il rilassamento del corpo, l’allontanamento dei pensieri. Presi anche dei libri, non ricordo più quali.

Ne accesi uno al rientro ma impregnò la stanza di un fumo irrespirabile che scatenò oltre modo la rabbiosa tosse. Lo spensi immediatamente e misi da parte la confezione. Ora mi è tornata in mente per alleviare un poco l’odore di fumo, approfittando del fatto che tutte le finestre sono aperte.

Ho cercato la base di pietra acquistata quel giorno stesso su cui appoggiare lo stecchino evitando che la cenere vada per ogni dove e ho dato fuoco alla bacchetta. Il suo profumo improvvisamente è entrato nel mio naso. Mi ci ero perso in quell’odore. Mi piaceva perdermi in quell’odore. E ora lo sento, qui, intorno a me, come una presenza viva e vegeta.

Non c’è nessuno intorno. Niente e nessuno. Solo un rivolo azzurrognolo sparso in aria da una bacchetta d’incenso. Che presto finirà. Come la polvere del poeta.