Israele

È l’ora della pace. Ora

19 luglio 2014

L’infezione è ad ora inarrestabile. E si propaga con la velocità e le dimensioni di un’epidemia. Il virus dell’odio appare al momento resistere ai blandi, vani, disperati tentativi della ragionevolezza, divenuta sterile come un antibiotico del quale si sia abusato e contro il quale siano state innalzate poderose barriere difensive.

Assisto smarrito e dolorante a questa peste. Senza tuttavia esser disposto a capitolare, a rinunciare alla mia indisponibilità a schierarmi in una guerra combattendo nella quale, indipendentemente dallo schieramento scelto, si può essere solo perdenti, sconfitti, vinti.

Non sto né con Israele né con la Palestina, ma, più esattamente, non sto assolutamente contro Israele o contro la Palestina come condizione per stare a favore di una, perché io sono a favore di entrambe e mi oppongo semmai solo alle spinte che dall’una e dall’altra parte fomentano il conflitto, ad ogni azione o reazione o reazione alla reazione che produca ancora guerra anziché finalmente pace.

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L’incipit di “Ebrei erranti”

20 marzo 2010

Alla memoria di Luciano Morini

«… ognuno è l’ebreo di qualcuno…»

Primo Levi

Se non ora, quando?

Come si chiamava?

È curioso, non lo ricordo più, ancorché siano passati così pochi giorni. O forse non l’ho mai saputo. Non me l’ha detto. Presentazioni ufficiali non ce n’erano state. Neanche il gruppo iniziale della compagnia di quella sera era di lunga data.

Dorotea era sua cugina. Bellissima lei con quelle ciocche di capelli grigi sparpagliate fra pennellate bionde su una tela di seta castana. Una tela raccolta dietro la nuca, la semplicità che si trasforma nel sofisticato, nel solenne.

Marc Chagall, Il violinista