José Saramago

Capolavori montabili

16 settembre 2015

Linkiesta.it è un giornale digitale che – si legge nella presentazione del sito – «intende dare spazio nella produzione editoriale ad una nuova generazione di commentatori, provenienti dalle associazioni, dall’università, dalla scuola e dalle professioni, che oggi, purtroppo, non hanno spazio sulla stampa tradizionale».

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Il correttore di bozze

29 settembre 2012

Per quanto ne so – e mi piacerebbe essere smentito – nei giornali, ma anche nelle case editrici e nelle tipografie più grosse, la figura del correttore di bozze è scomparsa o in via d’estinzione. Forse qualche giovane lettore ignora anche chi fosse, che ruolo avesse, cosa facesse.

Essendo anch’io sulla strada del tramonto, ed anzi già rottamato e fatto scivolare senza scivoli alla stagione dei remi in barca o della racchetta appesa al chiodo, mi sento in dovere, nei confronti di questo giovane lettore, di lasciargli testimonianza, di regalargli una memoria che, se sarà premuroso, potrà conservare e custodire per sé e per il prossimo, impedendo così che si perda traccia di un’estinzione.

Il correttore di bozze, dunque – deve sapere il mio giovane lettore –, era una persona a cui era affidato il compito, subito prima di andare in stampa, di rileggere qualsiasi cosa venisse pubblicata, onde evitare che errori, refusi, incongruenze rimanessero nel testo per distrazione dell’autore, del dattilografo, del linotipista.

Ho scritto «subito prima di andare in stampa», ed un buon correttore di bozze che stesse rileggendo avrebbe da obiettare che il suo lavoro sarebbe potuto intervenire anche molto prima, vale a dire subito dopo la composizione del testo, quando esso è ancora solo in colonna e non ancora impaginato, ovvero sia una lunga strisciata di righe, senza le interruzioni che il salto di pagina costringe potendo creare slittamenti o brutture – vedove, mozzini e disallineamenti – che vanno anch’essi eliminati.

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Numeri astratti

17 marzo 2012

Ho letto recentemente con gran piacere Racconti matematici, una raccolta di brevi storie da Borges a Calvino, da Asimov a Buzzati, da Mc Ewan a Lem, da Huxley a Queneau, da Saramago a Musil, curata da Claudio Bartocci per Einaudi. Che la letteratura fosse in debito nei confronti della matematica mi era chiaro anche prima. Che nel magico alfabeto dei numeri si nascondano arcani dai quali se ne possono trarre splendide suggestioni e che la conoscenza delle cifre, fosse meno relegata a un ostico modo di insegnare quella disciplina, ci aiuterebbe immensamente a comprendere meglio il mondo, anche. E altrettanto che la nostra astinenza di scienza sia deleteria.

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… e della gratuità

10 giugno 2011

Paul Lafargue

Quello che ho scritto dell’onestà nel post precedente riguardo la sua inutilità, induce un altro ragionamento correlato al quale, mi sembra, valga la pena accennare in attesa di maggiori approfondimenti. Se l’onestà deve preservarsi inutile e non finalizzata, senza scopo e priva di utile, essa è automaticamente gratuita, ed è su questa parola che ora si vuol richiamare l’attenzione.

Seguiamo dogmaticamente e senza titubanze o dubbi la filosofia che poggia sul concetto di leggi di mercato e ci siamo perciò abituati a scambiare tutto per qualcosa e usando il verbo scambiare è ovvio che si intende sia il concetto di baratto, una cosa per un’altra, merce in cambio di denaro, ma anche quello di confusione: scambiare una cosa o una persona per un’altra significa confonderla, farsi una falsa idea, essere in errore, prender fischi per fiaschi, e questo è bene tenerlo a mente, ché un refuso può cambiare il mondo, come ci ha insegnato José Saramago nella Storia dell’assedio di Lisbona., illustrandoci bene quel che vuol dire le sliding doors storiche a cui si accenna nella risguarda dei miei racconti.

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Livorno, letture inattese

13 luglio 2010
Una veduta di Gerusalemme

Una veduta di Gerusalemme

La presentazione del mio libro nel giardino del Museo ebraico di Livorno è stata, per me, un’esperienza intensa. E sono molto grato a Paola Jarach Bedarida di averla organizzata e al sindaco Alessandro Cosimi di avervi partecipato. Entrambi hanno portato una lettura molto particolare del mio libro, che non è quella che, per lo più, chi l’ha letto mi dice di avervi trovato, ma che invece a me sembra rispondente, magari più nascosta, ma pertinente. E soprattutto, i ragionamenti che sono scaturiti nelle domande di un pubblico molto attento a partire da quelle due letture, non necessariamente riferibili al libro ma ai temi che dal libro portano alle considerazioni sul presente, mi sono sembrati di grande interesse.

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Gli innominabili

27 giugno 2010

Degli anonimi ho già avuto occasione di scrivere in questo blog (vedi 16 marzo 2010 e  17 aprile 2010). Ora vorrei invece parlare di un’altra categoria altrettanto sfuggente: gli innominabili. È noto a tutti che la descrizione più dettagliata di tale carattere ce l’ha data Alessandro Manzoni, tratteggiando un personaggio perfetto.

In entrambi i casi, è evidente, trattasi di persone che non potrebbero essere assoldate dal recentemente scomparso Josè Saramago per il suo bel romanzo Tutti i nomi, rispetto al quale Pasquale Mennonna, da lettore accanito, dice io abbia qualche debito di riconoscenza, che – per carità – son pronto a onorare.

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Omaggio

19 giugno 2010

Rendo omaggio a un grande scrittore.

http://quadernodisaramago.wordpress.com/2009/06/08/la-cosa-berlusconi/

La civiltà di Fusia

30 aprile 2010

Il ḥammām nella moschea Hassan II a Casablanca, Marocco.

Fusia (o Fousia, non ho ben capito) che in marocchino sta ad indicare un fiore presumo color fuxia, mi stira le camicie, mi rammenda i calzini e questo comporterà inevitabilmente una ulteriore scriteriata richiesta da parte della ricorrente. Fusia (o Fousia) ha tre figli, ed uno si chiama Amin, e sentirlo parlare al telefono sembra abbia studiato a Yale, anche se usa l’italiano e non l’inglese. Se gli andrà bene farà il cameriere, essendo figlio di una immigrata extracomunitaria, mentre un cretinetto qualunque che biascica le parole e sa solo cos’è una playstation finirà avvocato o giornalista solo perché sua madre va a prenderlo a scuola col suv parcheggiandolo in terza fila prima di lasciarlo a casa per poter lei andare dal parrucchiere o a farsi la manicure. Coraggio, Amin, affila i denti.

Con Fusia – ho deciso, la chiamo così – qualche giorno fa si parlava di civiltà. Ho dovuto spiegarle la parola, e non è stato poi così facile, ma lei, che è intelligente, ha capito, anche se io non son stato tanto bravo. Dopo aver fatto la doccia mentre lei mi aveva cacciato dalla mia stanza per poterla pulire, le ho detto che arabi, giapponesi e finlandesi (più in generale ugrofinnici) sono civili, mentre noi occidentali, europei, italiani, cattolici non lo siamo, o almeno lo siamo meno, o almeno non lo siamo meno nel campo specifico che sto per trattare.

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Una lezione dall’eden

22 aprile 2010

José Saramago

Se non ricordo male è stato Luigi Albertini, mitico direttore del Corriere della Sera fra il 1900 e il 1925, quando anche in un giornale della borghesia c’era da opporsi in un qualche modo al fascismo, a dire che un giornale vive solo un giorno. Alla sua fonte abbiamo attinto tutti, o almeno coloro che ’sto mestiere l’han preso sul serio e vi hanno creduto, e la frase è più che vera, tant’è che dal giorno seguente se ne può far carta straccia o incartarci l’insalata. Ma vi son fanatici e patiti che non riescono ad adeguarsi e conservano, conservano, conservano. Ritaglio giornali, è vero, compulsivo quasi come il protagonista del mio racconto Amore in buca che si dava invece ai vocabolari.

Perciò ieri, con un giorno di ritardo, ho ripreso in mano la Repubblica di martedì 20 aprile e l’occhio mi è cascato sul colonnino di destra, la spalla si sarebbe detto un tempo, ancorché con tale parola non si sarebbe esattamente inteso il genere di articolo a cui mi sto riferendo, ma i quotidiani oggi non si fanno come ai tempi di Albertini e neppure come a quelli in cui ho studiato io, quando in prima ci stavano solo le notizie e queste raramente eran date dal pensiero (o dalla mancanza di pensiero) di un politico o del suo avversario.

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