lettere

Odio in buca

16 marzo 2010

Lettera anonima

Fra i racconti di Sempre più verso Occidente ce n’è uno che si intitola Amore in buca. Narra un delirio sentimentale, un intreccio di emozioni contraddittorie, laceranti. Riferisce di un tradimento, forse più d’uno. C’è un protagonista principale, un uomo che spedisce lettere, una al giorno. E dei protagonisti secondari non meno importanti di lui: la voce narrante, che è poi un amico; Ludmilla, che è l’amata; e il libraio, il più savio di tutti. Ho scritto quel racconto ninnando una bambina ferita inesorabilmente dalla natura, costringendomi a stare desto per vegliare su di lei. Ce l’ho fatta. Lei solo in parte. Ritengo che il protagonista di quel racconto abbia del coraggio. Si fa da parte e tuttavia resta presente. C’è. Heidegger avrebbe detto che partecipa del Dasein.

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L’incipit di “Amore in buca”

12 marzo 2010

A Monica, contro ogni evidenza

Si precipitò allora in un negozio di libri del centro e, con un certo stupore del commesso, ordinò due volumi di un dizionario enciclopedico della lingua italiana. Poi passò da un vecchio amico che lavorava in una tipografia e lo pregò di spaginargli quei due vocabolari. Anche l’amico, come il commesso, lo guardò con aria stupita, ma non gli fece neanche una domanda. Era basso e dall’aspetto fragile, ma sembrava un rude boscaiolo quando sfasciò le due copertine di cartoncino telato. I volumi, ancora rilegati, finirono l’uno accanto all’altro sotto una potente taglierina che non sembrò faticare molto per affondare la lama nelle oltre duemila pagine dopo che il linotipista l’ebbe allineata a pochi millimetri di distanza da dove partiva l’inchiostro.