lettore

La reazione del lettore

4 luglio 2010

La copertina di "Sempre più verso Occidente e altri racconti"

Chi scrive ha l’obbligo di avere più di uno scrupolo per chi legge. Deve farlo per lui. Intendo dire che deve scrivere per il lettore. Essere certo che il lettore lo comprenda. Deve preoccuparsi per il lettore, volergli bene, addirittura amarlo, ed essergli riconoscente. Ma, d’altra parte, farebbe un immenso crimine se scrivesse per piaggeria, con il solo fine di non irritare o non turbare o non stupire o non far riflettere il lettore. Se scrivesse solo per piacergli. Per lusingarlo e suaderlo, per ammansirlo e corteggiarlo. Il lettore non è un terreno di conquista.

In questa mia prima esperienza con un libro interamente mio, ho assaporato le lusinghe e gli improperi, il plauso e il pollice verso, finanche l’indifferenza. E tenendo questo blog, dove si mescolano facilmente piani diversi di comunicazione, alcuni più elevati e generici, altri più terranei e emotivi, percepisco le irritazioni, i fastidi, le identificazioni, gli specchiamenti. Il rimbalzo poi dei post su Facebook, scaturisce poi altre reazioni, dal laconico “mi piace” a commenti più o meno pertinenti.

La scrittura è un’esposizione. Incorpora, ovviamente, una dose di narcisismo, quel mettersi in piazza di cui ho già scritto, ma di più il porgere il fianco alla critica, ben indifeso, vulnerabile. Si deve metter da parte l’orgoglio ed esser pronti a comprendere l’obiezione, anche se espressa non sempre nel tono giusto, ma anche saper mantener ferma la barra di quel che si è scritto, senza concedere didascalie laddove non ce n’è bisogno.

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L’incipit di “Sempre più verso Occidente / Introduzione”

28 marzo 2010

Primo Levi

«Lei ha preso molto (troppo!) sul serio un mio racconto di cui oggi mi vergogno un poco, perché l’ho scritto in un momento di angoscia e di debolezza, e perché, invece di essere d’aiuto all’eventuale lettore, rischia di estendere a lui il disagio dell’autore. Se così è avvenuto, accetti le mie scuse; oggi penso che spargere al vento le proprie angosce possa portare sollievo a chi lo fa, ma sia poco morale».