Lev Tolstoj

Tradizioni europee

6 settembre 2016

O ancora: tutti i popoli europei son già decenni che si dedicano all’escogitazione dei metodi migliori per uccidere gli uomini e per insegnare l’omicidio a tutti i giovani che giungono all’età matura. Tutti sanno che non c’è da temere alcuna invasione barbarica, e che questi preparativi all’omicidio, i popoli cristiani e civilizzati li fanno soltanto per servirsene poi l’un contro l’altro; tutti sanno che ciò è faticoso, doloroso, scomodo, rovinoso per l’economia degli stati, e immorale, irreligioso e folle, eppure tutti si preparano ad uccidersi a vicenda: gli uni, escogitando combinazioni politiche tra i vari stati, per vedere chi dovrà ammazzare chi e alleandosi con chi; altri, dando ordini a coloro che si preparano all’omicidio, e altri ancora, sottomettendosi contro la loro volontà, contro la loro coscienza, contro la loro ragione, a questi preparativi all’omicidio. Forse che persone sobrie potrebbero fare di queste cose?

Lev Tolstoj, Perché la gente si droga? (1891), Mondadori, 2008, p. 29

Benefica o malefica? Musica

5 dicembre 2015

Avevo conservato due ritagli di giornale tratti dal medesimo numero di Repubblica, quello di sabato 7 novembre scorso, uno a pagina 35 e l’altro a pagina 55, il primo scritto da Giuseppe Videtti e il secondo da Valerio Magrelli. Li ho tenuti perché hanno un argomento comune e una evidente contraddizione.

La musica è la mia cura, titola il primo, un’intervista a Giuliano Sangiorgi che – io lo ignoravo – è il leader dei Negramaro, gruppo rock italiano nato nel 2001. Precisa un occhiello: «Scrivere canzoni mi ha fatto accettare il dolore». Nel testo infatti il cantante spiega che due canzoni scritte subito dopo la morte del padre lo hanno cambiato: «È stato come un vaccino, mi hanno dato tutto il dolore del mondo in un’unica soluzione, un antidoto per crescere e rivoluzionare me stesso attraverso quella drammatica esperienza».

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… cosa tremenda la musica!

21 settembre 2010

Venerdì alternativi

14 settembre 2010

L’omaggio è a Tolstoj. Si intitola infatti Guerra e pace il ciclo di conferenze del ciclo “Sapere & narrare” che il Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza, prestigiosa istituzione alla quale quando facevo il cronista ho dedicato tanta appassionata attenzione – insieme al Gabinetto Viesseux, alla Società italiana per lo studio dei rapporti tra scienza e letteratura e alla Fondazione Carlo Marchi – hanno organizzato a partire fra ottobre e dicembre tutti i venerdì alle 17.30 alla sala Ferri del Gabinetto Viesseux in Palazzo Strozzi a Firenze.

Inizia il 1 ottobre l’allievo di Paolo Rossi, Stefano Poggi con una conferenza dal titolo Da Austerlitz a Balaklava. L’8 ottobre Bruna Bianchi parla del Lavoro del pane negli scritti di Tolstoj e Gandhi, poi Furio Cerutti su Guerra e pace: due fenomeni politici. Guerra e pace in natura è il titolo della conferenza di Francesco Dessì-Fulgheri in programma per il 22 ottobre a cui farà seguito, il 29, Fine della storia. Conflitto politico e globalizzazione tra Schmitt, Strauss e Kojève, appuntamento al quale cercherò di non mancare perché mi interessa molto.

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Il Tolstoj di Campegine

10 aprile 2010

Mi hanno segnalato questa storia raccontata da Marco Buttafuoco su l’Unità del 15 marzo 2010. Mi sembra davvero che meriti di essere letta, per come è scritta e più che altro per quest’uomo che non può non affascinare. Lunga vita a Riccardo Bertani e alla sua curiosità da Campegine.

Ritratto di Lev Nikolaevič Tolstoj di I'ja Efimovic Repin

Il contadino amante di Tolstoj

che studia gli idiomi delle steppe

di Marco Buttafuoco

l’Unità, 15 marzo 2010

Ogni, notte un uomo che ha oggi ottant’anni si alza alle tre e resta seduto ad una scrivania fino alle nove della mattina. Studia e scrive di lingue remote, elabora dizionari di sconosciuti idiomi delle steppe siberiane, racconta fiabe e tradizioni della campagna reggiana come delle grandi pianure asiatiche, traduce poemi epici di sperdute popolazioni nomadi dell’Asia centrale, redige saggi di glottologia comparata e di medicina naturale. Terminato questo lavoro, Riccardo Bertani esce dalla sua casa di Caprara, nel comune di Campegine, fra Parma e Reggio Emilia, dove vive da solo dopo la morte della madre, e attende al suo pezzo di terra, al suo allevamento di capre. [Continua a leggere >>]

L’incipit di “… nemmeno fermare su questo pensiero”

18 marzo 2010

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Maledizione, questa macchina proprio non funziona. Bisognerà che un giorno mi decida a cambiarla.

Ma che diavolo sto pensando. Quale giorno? Sembra quasi che io mi dimentichi di aver preso una settimana di ferie per poter scrivere, tappato nella casa di campagna di mia moglie.

L’incipit di “Amore in buca”

12 marzo 2010

A Monica, contro ogni evidenza

Si precipitò allora in un negozio di libri del centro e, con un certo stupore del commesso, ordinò due volumi di un dizionario enciclopedico della lingua italiana. Poi passò da un vecchio amico che lavorava in una tipografia e lo pregò di spaginargli quei due vocabolari. Anche l’amico, come il commesso, lo guardò con aria stupita, ma non gli fece neanche una domanda. Era basso e dall’aspetto fragile, ma sembrava un rude boscaiolo quando sfasciò le due copertine di cartoncino telato. I volumi, ancora rilegati, finirono l’uno accanto all’altro sotto una potente taglierina che non sembrò faticare molto per affondare la lama nelle oltre duemila pagine dopo che il linotipista l’ebbe allineata a pochi millimetri di distanza da dove partiva l’inchiostro.