Lilli Gruber

La bacchetta di Claudio

17 aprile 2010
Claudio Martini, Enrico Rossi e la bacchetta da maestro d'orchestra

Claudio Martini, Enrico Rossi e la bacchetta da maestro d'orchestra

Claudio Martini ha lasciato regalando una bacchetta da direttore d’orchestra a Enrico Rossi che gli succede come presidente della Regione Toscana e che, invece, gli ha regalato Il Principe di Machiavelli, esiliato a Sant’Andrea in Percussina, e Lo Zen e l’arte di riparare la politica. Bei regali, degni delle due persone, anche se al Principe di Machiavelli avrei preferito Il leviatano di Thomas Hobbes, ma sui gusti non si sputa o non si disputa. A Claudio, mentre usciva di scena, ho detto di essere onorato di aver lavorato dieci anni per lui, stando molto dietro le quinte e anche dietro qualcuno che starebbe meglio dietro un albero, a zappare: coraggio, è giunto il momento! Con i colleghi, iniziando il passaggio di consegne a Susanna Cressati e brindando come suggeriva Joseph Roth nel suo La marcia di Radetszky, ho condiviso la gioia di aver tenuto insieme un’orchestra che ora suona da dio, ha anche due solisti capaci di imitare Lilly Gruber e David Sassoli, gran bravi professionisti poi prestati alla politica. Eh, sì, ho usato la bacchetta, dandola qualche volta sulle dita, ma più che altro alzandola verso il cielo, là dove stanno le speranze e le convinzioni, per me non dio. Ed ho ribadito la mia voglia di imparare, prima o poi, la musica, bevendo alla fonte di Piero Farulli o inchinandomi dinanzi a Tiziano Mealli. Lo farò, prima o poi lo farò, trasformando un paio di brani rock in due meravigliose sinfonie per orchestra. Auguri a Claudio, auguri a Enrico. Anzi: auguri Presidente.

da Intoscana.it – Rossi, una bacchetta d’orchestra per dirigere la Toscana

da La Repubblica – 17 aprile 2010

da Il Corriere Fiorentino – 17 aprile 2010


Fare tv

10 marzo 2010
prove tecniche di trasmissione

prove tecniche di trasmissione

Non ho mai fatto tv. Dico a me stesso che non saprei farla, ma forse è una delle tante sottovalutazioni che hanno accompagnato la mia vita. L’unica sarebbe provare. Ma non ci tengo molto. D’accordo con l’amico Piero Nacci, uno dei giornalisti più “fatti” che io abbia mai conosciuto, ritengo addirittura che il tramonto del giornalismo abbia una data d’inizio: le prime trasmissioni di Minoli, la tragedia di Vermicino [Continua a leggere >>]