Lingua

La lingua sottratta

30 luglio 2010

Ingeborg Bachmann

Noi tutti crediamo di conoscerla, la lingua, e infatti la adoperiamo; non così lo scrittore, lui, lui soltanto, non può adoperarla. La lingua lo spaventa, non gli appare qualcosa di ovvio; essa esiste già, infatti, prima della letteratura, in movimento e in divenire, destinata a un uso che a lui è negato. Per lo scrittore la lingua non è un’inesauribile riserva di materiali cui attingere, non è l’oggetto sociale, il patrimonio indiviso di tutta l’umanità. Per ciò che lo scrittore vuole, per ciò che vuole dalla lingua, essa non ha ancora le carte in regola; e quindi all’interno dei confini che gli sono dati, lo scrittore dovrà fissare i segni della lingua, dovrà riportarla in vita seguendo un rituale, dovrà darle un ritmo che mai essa trova se non in un’opera d’arte letteraria.

Ingeborg Bachmann

Letteratura come utopia, Milano, Adelphi, 1993, p. 24