Luis Sepùlveda

Flussi, rivoli, vita

19 febbraio 2016

Nei giorni scorsi, da bravo pensionato persuaso di non bruciarsi definitivamente il cervello davanti alla tv che da molti anni neanche possiedo, sono stato a sentire l’ultima conferenza del ciclo organizzato da Wlodek Goldkorn al museo Pecci di Prato e intitolato “Uomini e guerra”, nel corso del quale hanno raccontato Luis Sepulveda, David Grossman, Marco Belpoliti, Donatella di Cesare e, ultimo appunto dei conferenzieri invitati, Gad Lerner che ho avuto il piacere di conoscere alla fine degli anni ’90, quando – prima di diventare onestissimo direttore del Tg1 capace di pagare di persona per l’errore di un suo sottoposto, assumendosi la responsabilità di chi è in cima alla piramide, prassi del tutto sparita dalle scene, di qualunque tipo esse siano – condusse in Rai una trasmissione che si chiamava Pinocchio, per fare la quale chiamò, oltre a un insopportabile Mario Giordano, oggi direttore del Tg4, il Faulkner de l’Unità, Jenner Meletti appena “messo alla porta”, come tutti noi, da un editore che anche in politica si è poi votato al suicidio, ed oggi edita un foglio indegno della levatura di chi lo fondò in via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta a Milano il 12 settembre 1923 imponendo che non avesse «alcuna indicazione di partito. Dovrà essere – scrisse Antonio Gramsci – un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l’Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale».

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Ascoltando Sepùlveda

11 novembre 2010

Luis Sepùlveda

Ieri sono stato alla libreria Feltrinelli a sentire Luis Sepùlveda che presentava con Pino Cacucci Ritratto di gruppo con assenza. Uno dei suoi interventi l’ha dedicato a ricordare quando da giovane bazzicava redazioni di giornali fumose e odoranti di caffè e whisky, dove le macchine da scrivere partorivano vere e proprie sinfonie e quegli appassionati si chiedevano tanti perché. Ed era sconsolato a pensare ai giovani di oggi, a quei giovani che entrano in quel tritacarne insulso dell’informazione dove non s’informa più perché non si va più a cercare, non ci si interroga, non si studia, non si va a caccia.

Se non è ancora morta questa professione, sta certamente rantolando, più che ci penso e più ne sono convinto e son pronto a dire cose ciniche al riguardo che spazzerebbero via anche quello che ho costruito negli ultimi anni, dando ragione a quel dissacrante ante litteram che era il Karl Kraus de Gli ultimi giorni dell’umanità.

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