Mara Conti

Addio, compagna di banco

9 luglio 2012

Mara in redazione a l'Unità negli anni Ottanta

Mara era la mia compagna di banco. Siamo stati molti anni seduti accanto. Lei nella sua scrivania, io nella mia, a fianco. Ogni tanto le strappavo il lavoro e disegnavo io la pagina del giornale. Ogni tanto lei mi faceva le pulci e trovava un errore in un testo o in un titolo che a me era sfuggito.

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La lettera di Elvira

3 aprile 2010

Il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi

Mara – per anni mia compagnuccia di banco, e anche di qualche innocente merenda e forse anche di un paio di Martini – me l’ha spedita per email, a me come credo a molti altri, invitandoci tutti a farla girare. Non volevo intasare troppo le caselle di posta elettronica e alimentare un eccesso di spamming (si dice così, vero, scudiero?), per cui la metto sul blog. Un po’ di gente la vedrà.

Oggetto: Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones

NATA FEMMINA
Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

Elvira Dones

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che ”per chi porta  belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”
Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. [Continua a leggere >>]