Marco Magrini

Marco, il maestro e la 1a B

18 settembre 2012

Il maestro Nocciolini con i suoi ragazzi

Questa storia, vera dall’inizio alla fine, è come le scatole cinesi. Ce n’è una dentro l’altra ed essendo passato molto tempo non è facile capire qual è quella che contiene e quella contenuta, qual è lo scrigno e quale il tesoro.

C’è la storia dei 37 bambini della 1a B che il 1° ottobre 1964 varcano la soglia della Carducci, una scuola elementare di Firenze a due passi dallo stadio progettato durante il fascismo da Pier Luigi Nervi.

C’è la storia del loro maestro, Valter Nocciolini, che all’epoca aveva 41 anni, il cui abbecedario contiene sì A come ape o Z come zebra, ma anche gli uccellini o il criceto vivi e vegeti da nutrire tutti i giorni in classe; le lettere da spedire a bambini lontani imparando che sono uguali a noi; o una miniera di invenzioni che sono in definitiva solo il sale della vita.

Poi c’è la storia di Marco che tra quei banchi compone il primo giornalino della sua vita, Coccodè, e s’innamora di un mestiere che fa ancora oggi.

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L’incipit di “Ebrei erranti”

20 marzo 2010

Alla memoria di Luciano Morini

«… ognuno è l’ebreo di qualcuno…»

Primo Levi

Se non ora, quando?

Come si chiamava?

È curioso, non lo ricordo più, ancorché siano passati così pochi giorni. O forse non l’ho mai saputo. Non me l’ha detto. Presentazioni ufficiali non ce n’erano state. Neanche il gruppo iniziale della compagnia di quella sera era di lunga data.

Dorotea era sua cugina. Bellissima lei con quelle ciocche di capelli grigi sparpagliate fra pennellate bionde su una tela di seta castana. Una tela raccolta dietro la nuca, la semplicità che si trasforma nel sofisticato, nel solenne.

Marc Chagall, Il violinista