Maria Valeria della Mea

Due cose sulla felicità

18 novembre 2012

Sulla sua bacheca di Facebook, l’amica Maria Valeria Della Mea, che un maledetto centinaio di chilometri m’impedisce di vedere con maggior frequenza per poterci scambiare quattro chiacchiere che son certo sarebbero interessanti e piacevoli, ha riferito della presentazione di un libro (Alessandra Dragone, Odore di ferro e di cacao, La Tartaruga) a cui ha assistito, durante la quale una relatrice ha riproposto l’antica contrapposizione tra chi è persuaso di poter perseguire individualmente la propria felicità e chi, invece, ritiene essa sia possibile solo se è condivisa, generalizzata, di tutti, nessuno escluso.

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Che roba, contessa!

1 maggio 2010

Paolo Pietrangeli all'Istituto Ernesto de Martino a Sesto Fiorentino

L’invito me l’ha fatto Maria Valeria della Mea. Un po’ per la passione condivisa ed in entrambi i casi ereditata per la canzone popolare, di cui ho parlato in un post intitolato Grazie zii, un po’, forse, anche perché in una qualche delle nostre schizzate conversazioni le ho parlato dell’amore, o ammirazione o solo sfegatato interesse che ho avuto e conservo per Ernesto De Martino, l’autore di Furore, simbolo, valore, di Magia e civiltà e, soprattutto, di La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, testo a partire dal quale sono scaturite le oltre 400 pagine di tesi che non ho mai consegnato a Paolo Rossi Monti per laurearmi e che ancora giacciono nel mio cassetto in attesa che un editore me le pubblichi prima del 2012, data oltre la quale qualcuno dice che il mondo non ci sarà più e «la razza è perduta».

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Grazie zii

12 aprile 2010

Sono stato invitato a Torino sabato e domenica. Anna, la sorella di mio padre che suona il pianoforte, fa un compleanno. Purtroppo non ci posso andare. Troppe cose da fare e pochi soldi in tasca: un giudice ha deciso che devo tirar la cinghia e le decisioni dei giudici non si commentano, si eseguono.

Anna è stata la moglie di Pietro Buttarelli, che purtroppo non c’è più e che nel 1957 (annus horribilis), insieme a  Fausto Amodei, Sergio Liberovici e Michele Straniero, dette vita a Torino al Cantacronache, gruppo di musicisti, letterati e poeti che, a giudizio di Umberto Eco, sono stati i precursori dell’esperienza dei cantautori italiani. Lo zio Pietro ha fatto l’attore di teatro credo soprattutto al Piccolo di Milano e aveva una parte, se non ricordo male, ne I promessi sposi del Manzoni, uno dei primi sceneggiati andati in onda sulla Rai quando c’era ancora solo un canale, l’Uno. I testi delle loro canzoni erano firmati da Italo Calvino, Franco Fortini, Gianni Rodari, Michele Pogliotti, Emilio Jona, Giorgio De Maria, e lo stesso Umberto Eco. A cantare con lo zio in quel gruppo ci sono stati anche Edmonda Aldini, Margot, Duilio Del Prete, Franca Di Rienzo, Pietro Buttarelli, Silverio Pisu, Glauco Mauri.

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