Matteo Renzi

Appartenenze

2 giugno 2014

Trovo che la descrizione di cosa sia il Pd fatta da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera di oggi (L’altolà dei renziani al partito unico della sinistra “antica”, p. 5), sia un’ottima spiegazione del perché mi senta, anzi sia, tanto distante da quell’assembramento che pare ora tanto in auge.

Matteo Renzi

E in altre parole del perché “io non appartenga” a quello schieramento, e quello schieramento “non mi appartenga”. Siamo uno qua e uno là, tutto qui.

Scrive Maria Teresa Meli: «Insomma, per Renzi il Pd “non può essere un insieme di correnti culturali, di tradizioni politiche diverse che si uniscono, perché così non è spendibile, non è credibile e non vince”. “Deve essere una cosa nuova”, come ha ripetuto tante volte, “in grado di catturare le persone che hanno votato per Grillo e per il Pdl”. Ecco, “un partito delle persone”, dove ognuno ha un nome e ognuno viene consultato (…). Dunque “un partito comunità”, che rifiuta “l’idea novecentesca dell’appartenenza”».

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Al lavoro il 1 maggio

29 aprile 2013

Il quarto stato di Giovanni Pellizza da Volpedo

Mio fratello Andrea, consigliere comunale del Pd in Palazzo Vecchio, ha avuto a suo tempo da ridire (se ne trova traccia qui) sulla decisione del sindaco di Firenze Matteo Renzi di concedere l’apertura dei negozi e, soprattutto, degli ipermercati, buona parte dei quali sono della Coop, il 1 maggio, quasi universalmente riconosciuta come festa del lavoro e dei lavoratori da quel giorno del 1886 quando a Chicago negli Usa iniziò la rivolta di Haymarket, durante la quale due manifestanti furono uccisi e molti altri feriti dalla polizia.

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L’amore dietro al poeta

4 luglio 2012
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Versi 103-105 del Quinto canto dell’Inferno del sommo poeta, dietro la cui statua in piazza Santa Croce a Firenze nei giorni scorsi un consigliere comunale leghista di Palazzo Vecchio ha scattato con il suo telefonino questa foto:

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Vecchi rimbambiti

19 settembre 2010

Alfredo Reichlin all'uscita della festa per i 90 anni di Bruno Schacherl

Quanto poco sensata sia l’uscita del bravo sindaco di Firenze Matteo Renzi nella sua veste di sgomitante pretendente al trono di far piazza pulita delle cariatidi dovrebbe risultare evidente dalla lettura di un articolo comparso su quel giornale che sta comportandosi da proprietario delle ferriere un’altra volta. L’articolo si intitola Il Pd è fuori partita e a dir questa frase, insieme ad altre ben più amare, è un “vecchio” di 85 anni. Andato anche lui? Bollito? Cotto? Passato?

In realtà Alfredo Reichlin – uomo schivo e severo, antico ticchettio di sinapsi e neuroni, talmente serio da aver del pudore a dir quel che sta dicendo per timore di far altro baccano in una sala di ristorante dove tutti anziché abbassare la voce per capirsi col vicino di tavolo la alzano per sovrastare quella di coloro che siedono accanto – è tutt’altro che decotto: l’ho udito porre omaggio a Bruno Schacherl nel maggio scorso e perdinci se dava la carica, senza concessione alcuna ai peana della nostalgia.

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