Melissa Bignotti

Errata corrige

26 novembre 2010

Come molti altri sono caduto in un tranello. L’ho detto a Melissa che mi aveva spedito il brano e lei si è scusata. Poco grave. Il testo di Elsa Morante pubblicato nel post I leader degli italiani non è esattamente un falso, ma ci va vicino. Non esiste, infatti, come testo a sé, intero, compiuto. È la sommatoria di brani estrapolati da altri scritti, leggendo i quali, però, la sensazione di un’attualità sconcertante, di una replicabilità del giudizio nel presente, non muta di molto.

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I leader degli italiani

26 novembre 2010

Elsa Morante

«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

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Certe notti

1 maggio 2010

La biblioteca delle Oblate

La mia notte bianca non c’è stata. O è durata poco. Come mi ha detto Melissa Bignotti, prima che cominciasse, «noi abbiamo già tutte le altre». In bianco, per quel che mi riguarda, da ogni punto di vista. C’è però stata una piacevole serata in cui ho potuto dire due parole – spero non totalmente prive di senso – sul libro di Paolo Ciampi, con cui condivido più d’una cosa comune da una decina d’anni, Una famiglia, pubblicato da Giuntina e presentato stasera al Beaubourg di Firenze che si chiama le Oblate da Giorgio Van Straten e da Simone Siliani, due ex figgicciotti, ognuno dei quali poi ha preso la sua strada, o forse ce l’aveva già segnata allora.

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