Moni Ovadia

Doveri e mestieri

31 luglio 2010

Sergio Marchionne

Stavolta non sono d’accordo con Moni Ovadia. Di poco, perché il suo ragionamento sta in piedi e per molti versi non fa una piega. Su l’Unità di oggi il suo articolo s’intitola Il dovere di ciascuno e in esso Ovadia sostiene che Marchionne prima d’esser capitano d’azienda farebbe bene a rammentarsi che è uomo e cittadino. C’è del vero, inequivocabilmente, ma l’uomo cittadino Marchionne nel nostro mondo fa il capitano d’impresa se non addirittura il proprietario delle ferriere. E quel che si vorrebbe da lui è che facesse bene questo mestiere, non che ci spiegasse cosa sono i diritti e i doveri: per questo ci dovrebbero essere i legislatori, in parte i magistrati, un po’ anche i filosofi e i moralisti.

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Spiritualità laica

28 luglio 2010

Moni Ovadia

Avevo lasciato da parte l’Unità di sabato 24 scorso, sulla quale Moni Ovadia ha scritto un bel pezzo, come molti dei suoi, intitolato Il vuoto delle religioni.

Condivido buona parte del suo pensiero ma mi preme evidenziare queste poche significative frasi: «Il vero problema è che le istituzioni religiose non hanno saputo cogliere le preziose opportunità offerte dal formarsi di società democratiche e aperte per farsi maestre di una spiritualità laica fondata sull’etica del primato della coscienza, della libertà, dell’uguaglianza  della giustizia sociale, dell’amore. Hanno continuato a baloccarsi col potere per garantirsi le solite rendite di posizione, o si sono accaniti con furori normativi sui i presunti fondamenti naturali della sessualità, non solo manifestamente falsi ma persino ridicoli, hanno preteso di confinare la famiglia entro schemi storicamente frusti, la famiglia, una struttura sociale in evoluzione e in particolare negli ultimi lustri in impetuosa evoluzione. Da tempo non esiste un solo paradigma di famiglia ma molti modelli di famiglie. Le istituzioni religiose si ostinano a pretendere il potere della verità assoluta su l’origine della vita, sul senso ultimo della morte e solo a parole accettano il confronto laico delle opinioni sui grandi temi della bioetica. Ossessionate dal monopolio della verità, le religioni hanno abbandonato l’uomo al culto di Mamona».

Il senso del dialogo

30 maggio 2010

Maurizio Bettini

Peccato che non ho tempo. Perché da due giorni, e oggi ancora, meritava trasferirsi a Pistoia. Il Comune ha organizzato una gran bella cosa. I Dialoghi sull’uomo. Hanno chiamato a parlare Gustavo Zagrebelsky, Marco Aime, Emanuele Severino, Moni Ovadia, Amartya Senn, Luciano Canfora, Gian Antonio Stella, Maurizio Bettini, e ho citato solo quelli che mi sono più cari o più noti.

Negli ultimi dieci anni, collateralmente e in punta di piedi, mi sono occupato anche di organizzazione di eventi – che brutta espressione – alcuni dei quali davvero meritevoli di essere stati inventati e messi in piedi. Altri, invece, inspiegabilmente perpetrati, replicati, riciclati, rincicciati e se la spiegazione dovesse esserci e forse c’è miseramente assemblati, scambiati, barattati.

A Pistoia, invece, han tirato su una bella cosa, di spessore direi, non solo per i relatori invitati, ma soprattutto per i temi scelti, seppur così diversi l’uno dall’altro. Come dice il sindaco Renzo Berti nell’introduzione del programma, «Una scelta di campo a favore del confronto, dello scambio e dell’arricchimento interculturale. Una scelta contro la chiusura al cambiamento, l’arroccamento, il mito fasullo della conservazione dell’esistente. Pistoia quindi come città aperta, che vede nella cultura il motore fondamentale della sua crescita e considera il pensiero come il miglior carburante per costruire il futuro». Bravo sindaco. Confidiamo nel bis, sperando di avere più tempo a disposizione.