Monte Cristallo

Il trust degli onesti

3 agosto 2010

Alpinista in cordata

Il bisogno fa trottar la vecchia. Oppure: la necessità aguzza l’ingegno. O ancora: far di necessità virtù. Fatto sta che ho avuto un colpo di genio per trovar una soluzione al drammatico problema messo in luce in Loculi. Mi vedo penzoloni su quelle guglie, abbarbicato alla parete, trattenuto da un moschettone saldamente legato all’imbragatura e… facciamo una cordata. Sì, mettiamoci in fila, insieme, associamoci, tassiamoci, esperiamo tutto quello che da alcuni anni a questa parte tentano di farci dimenticare dei minimalia di uno Stato, quel misto di diritti e doveri su cui si fonda la convivenza e… compriamoci le Dolomiti.

Una società per azioni, una coop, quel che vi pare, mi va bene anche il salvadanaio. Preserviamo in nome e per conto dell’umanità il bene pubblico e comune e se i miei scenari dovessero risultar limitati e di parte e si volesse aggiunger ai patrimoni da salvare altri luoghi che mi sfuggono o non sono nelle mie preferenze, mi piego e partecipo con il medesimo entusiasmo che mi aspetto per le mie vette preferite. A ciascuno il suo pezzetto, ettaro, metro quadro o centimetro che sia in virtù delle quote e della riuscita della protesta, perché di questo dovrebbe trattarsi, di una rivoluzione, capitale contro capitale, denaro contro denaro.

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Loculi

3 agosto 2010

La ferrata Dibona in cima al Cristallo

Lo compro. Sono uno snob, me ne rendo conto, ma non è colpa mia se la più cara delle vette delle Dolomiti dismesse dal Demanio e trasferite agli Enti locali – lo dico da anni e sono in molti ad esserne informati, a poterlo testimoniare e, spero, si ricordino, uno almeno, di rispettare il mio volere – è quella dalla quale intendo siano sparse le mie ceneri cremate al momento della morte.

Farò un mutuo, mi indebiterò, mi sottopongo a qualsiasi ricatto, vendo il poco che mi è rimasto, ma devo racimolare i 259mila euro con i quali è stata quotata, più costosa di tutte, quella vetta che giunge a oltre 3.200 metri, sulla quale son salito dozzine di volte, per inerpicarmi sulla ferrata Dibona o la Bianchi. Non voglio che un Berlusconi qualsiasi, o un magnaccia di Mosca, Minsk o San Pietroburgo me la scippi e m’impedisca di confondermi con la dolomia, con quei sassi, quei dirupi, quel vento che spira forte e lascia finalmente respirare.

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