morale

Pensiero debole

24 luglio 2010

Variazioni su Friedrich Nietzsche

Sento gente che chiama in causa la morale. Che afferma che l’etica è morta, al pari di Nietzsche che metteva in tomba dio. Altri che dinanzi a un gesto sparano la sentenza «Vergognati!». Non dico abbiano torto. Che l’oggetto del contendere sia inesistente. Ma percepisco una carenza di logica, che non vuol dire son tutti fessi. Diciamo imprecisi, non conseguenziali.

Il punto debole è la soggettività. Inevitabile. Ma parziale, incompleta. Quel che a uno risulta immorale a un altro sembra il più nobile dei gesti, o almeno quello più ovvio, banale, scontato. I registri non sono gli stessi, anche se morale ed etica dovrebbero essere qualcosa di condiviso per essere tale. Una convenzione sulla quale ci si è precedentemente messi d’accordo. A quel punto, violarla, sì, costituisce un’infrazione e il farlo un atto immorale.

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L’incipit di “Sempre più verso Occidente / Introduzione”

28 marzo 2010

Primo Levi

«Lei ha preso molto (troppo!) sul serio un mio racconto di cui oggi mi vergogno un poco, perché l’ho scritto in un momento di angoscia e di debolezza, e perché, invece di essere d’aiuto all’eventuale lettore, rischia di estendere a lui il disagio dell’autore. Se così è avvenuto, accetti le mie scuse; oggi penso che spargere al vento le proprie angosce possa portare sollievo a chi lo fa, ma sia poco morale».