Niccolò Machiavelli

La politica ritrovata. V. I cani e i lupi

21 novembre 2010

v. I cani e i lupi

Abbiamo già notato che non è data politica, se non è dato male, in quanto quest’ultimo è «condizione prima ed essenziale del “politico”; [...] suo presupposto costitutivo. [...] tratto specifico della condizione naturale dell’uomo»[1].

Niccolò Machiavelli

Il paradigma politico della modernità prende le mosse da lì, dal male. Anzi, sarebbe più esatto dire che qualsiasi paradigma politico – antico, moderno, attuale o futuro – non può che prendere le mosse dal male. Se, infatti, non ci fosse qualcosa che non va, qualcosa di male, o almeno qualcosa che potrebbe andare meglio, che ragione ci sarebbe di darsi da fare, di occuparsi delle cose?[2]

Ma questo dovrebbe ricondurci a considerare la politica come lo strumento che gli uomini hanno per tentare di occuparsi del bene e provvedere ad esso. O, se si preferisce, a considerare la politica come l’habitat nel quale essi possono operare e addirittura debbono operare, nel quale cioè sono costretti ad operare, per procurarsi il massimo di bene e il minimo di male.

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