Nichi Vendola

Pane al pane

20 settembre 2010

Nichi Vendola

Lo dice con garbo Nichi Vendola: non sarebbe, se fosse eletto, il primo premier omosessuale. Senza fare nomi ricorda che ce n’è già stato uno. Era, dice, democristiano. E, allora, direi: ce ne son stati almeno due. L’altro democristiano non era e non ha governato male. Ce ne frega di tutto ciò? A noi no. Ma visto che se ne parla e qualcuno ha ancora dei timori, diciamola tutta. Nell’intervista che ha rilasciato c’è una cosa molto gradevole e che merita rispetto: non si toglierebbe l’orecchino per vincere. Vincerebbe un altro, non lui. Lui l’orecchino finora l’ha portato. È quello che è. Non so se è il mio candidato premier preferito, ma tanto di cappello.

Forma mentis

18 settembre 2010

Martedì prossimo, il 21 settembre, a Seravezza in provincia di Lucca, c’è un dibattito che meriterebbe davvero di essere ascoltato. Non so, ovviamente, se i relatori, al di là dell’impegno personale, riusciranno a rispondere al quesito che sottende al tema in programma, e ovviamente glielo auguro a loro come ai loro uditori. Ma dipanare quella questione sarebbe davvero una scoperta, una conquista del sapere, un avanzamento nella conoscenza, un aiuto all’umanità. La manifestazione è organizzata da Sinistra Ecologia Libertà Toscana. L’appuntamento è alle 18 alle Scuderie Medicee del Palazzo Mediceo in Via del Palazzo 43, appunto a Seravezza. Tema: L’intervista al cervello del… politico.

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Patto di ferro

21 agosto 2010

Enrico Berlinguer

Ieri o ieri l’altro, sui giornali c’era la notizia che Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e papabile nome da spendere alle prossime politiche come leader dello schieramento antigovernativo, ha superato in termini di amicizie su Facebook il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non nego che la notizia esista: è un fatto e perciò meritevole di essere segnalato. Resto perplesso sull’importanza di tale avvenimento.

Molti politici, ormai, affidano a Facebook quelle che poi dai giornali vengono riprese come le più eclatanti delle loro proposte, le dichiarazioni più ardimentose. Finita l’epoca di una rivista come Rinascita su cui Berlinguer, dopo aver silenziosamente studiato e riflettuto, nel settembre del 1973, all’indomani del golpe di Pinochet in Cile, spiegava motivatamente perché si poteva ipotizzare in Italia un compromesso storico fra forze desiderose di arginare le derive autoritarie. E direi sulla strada del tramonto anche l’elaborazione a cura dei giornalisti di un ufficio stampa delle più opportune parole di un uomo al vertice di un’istituzione: dal Blackberry sulla spiaggia si può cambiare il mondo.

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