Paola Di Scanno

Occhio all’inezia

18 dicembre 2010

Erri De Luca

Tempo fa ho letto un ex collega invidioso e poi baciato dalla fortuna e anche un po’ venduto in quanto imbonitore, sferzare gli scrittori che fan d’un’otite un tumore e d’una colichetta un infarto. Che la sproporzione regni nel mondo delle lettere è indubbio e l’ombellico fra i caratteri a stampa può raggiungere proporzioni spopositate, ma la sufficienza con cui il criticone denigrava mi suonava stonata, ingiusta e superficiale, più che altro finalizzata solo a far da puntello a una recensione su una testimonianza drammatica di dita infilate in una cassa toracica aperta e poi richiusa.

Ho testimoniato qui nel mio blog di almeno due persone che han preso la penna per sviscerare le proprie viscere sviscerate, per mettere in piazza quel tumoraccio schifoso che s’è insinuato, che è cresciuto, che si è impossessato, ed entrambi i componimenti, al di là dei canoni delle lettere che posson piacere o meno, hanno il pregio d’aver fatto vomitare, d’aver espunto, reietto e cacciato fuori l’invasore e le invasioni che esso s’era portato dietro.

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