Paul Bloom

Laboratorio piacere

7 novembre 2010

Paul Bloom

L’argomento è interessante. Volendo piacevole. Ma contraddittorio, assurdo. Si può, infatti, far scienza sul piacere? Non vivono – la scienza e il piacere – su due mondi diametralmente opposti? Non hanno linguaggi che risultano reciprocamente incomprensibili?

Non dico che non si possa provar piacere fra una provetta e un algoritmo o che non si possa, come le neuroscienze fanno da tempo, indagare sull’amigdala e il rinencefalo, ma le ebbrezze, i fremiti, gli sdilinquimenti sono catalogabili come si fa con gli elementi nella tavola di Mendeleev? Ci si può abbandonare con strumenti di precisione in mano o in ambienti asettici dai quali sia esclusa ogni contaminazione che modifichi i presupposti di partenza, secondo protocolli universalmente riconosciuti e soprattutto è possibile riprodurre due, tre, duemila volte quell’abbandono e l’estasi che ne consegue?

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