Paul Lafargue

Epicurei e edonisti

13 aprile 2013

Epicuro

C’è chi dice – l’ho udito con le mie orecchie e non ho avvertito malizia – che il mio difetto peggiore sia l’esser epicureo. Io invece mi dispiaccio di non esserlo a sufficienza, di non aver completamente interiorizzato e fatto miei, fino a sentirli come istinti che s’azionano senza starci su a riflettere, gli insegnamenti di quel filosofo, o forse i fondamenti di un buon senso che “il soccorritore” – questo significa il suo nome – si limitò a raccogliere, mettere in fila e diffondere tra i suoi discepoli nel giardino, al quale inusitatamente erano ammessi anche gli schiavi e finanche le donne!

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Lacrime e politica

20 febbraio 2012

Paul Lafargue

Qualche anno fa ho letto, un po’ in tralice, un libro di cui non ricordo più titolo e autore, nel quale si sosteneva che la sinistra era geneticamente condannata a perdere e restare minoritaria, perché il suo lamentarsi, il suo accusare, la sua critica allo «stato presente di cose» ne rivelavano il volto triste, amareggiato, infelice. E come fa uno a volere dolore e sconforto? Perché si dovrebbe scegliere un tal autoflagello?

C’è del vero in quell’analisi, benché i pochi tentativi che io conosco di mettere a punto una eudaimonia, vale a dire una dottrina morale che identifichi il bene con la felicità – e, aggiungerei io per essere maggiormente preciso, più che con la felicità con uno stato di benessere, di serenità, di pienezza e anche capacità di sorridere e godere – siano stati operati proprio nell’ambito del pensiero diciamo così, genericamente, di sinistra, ammesso quest’ultima parola abbia ancora un qualche senso.

C’è una tendenza insita nelle tradizioni del pensiero di sinistra alla commiserazione, al pianto, al funereo, allo sconsolato, al catastrofico e all’apocalittico: lo spostamento della «abolizione dello stato presente di cose», per usare la più compiuta definizione messa a punto da Karl Marx dell’obiettivo da raggiungere, vale a dire della creazione di uno «stato futuro di cose», quasi automaticamente comporta un soddisfacimento non qui e ora ma e poi, lasciando all’hic et nunc il fastidio, la scontentezza, il disagio.

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… e della gratuità

10 giugno 2011

Paul Lafargue

Quello che ho scritto dell’onestà nel post precedente riguardo la sua inutilità, induce un altro ragionamento correlato al quale, mi sembra, valga la pena accennare in attesa di maggiori approfondimenti. Se l’onestà deve preservarsi inutile e non finalizzata, senza scopo e priva di utile, essa è automaticamente gratuita, ed è su questa parola che ora si vuol richiamare l’attenzione.

Seguiamo dogmaticamente e senza titubanze o dubbi la filosofia che poggia sul concetto di leggi di mercato e ci siamo perciò abituati a scambiare tutto per qualcosa e usando il verbo scambiare è ovvio che si intende sia il concetto di baratto, una cosa per un’altra, merce in cambio di denaro, ma anche quello di confusione: scambiare una cosa o una persona per un’altra significa confonderla, farsi una falsa idea, essere in errore, prender fischi per fiaschi, e questo è bene tenerlo a mente, ché un refuso può cambiare il mondo, come ci ha insegnato José Saramago nella Storia dell’assedio di Lisbona., illustrandoci bene quel che vuol dire le sliding doors storiche a cui si accenna nella risguarda dei miei racconti.

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