Paura

Autoregali

8 settembre 2010

Concedersi una sola immensa paura può aiutare a non averne tante piccole.

L’io spettrale

2 agosto 2010

Belfagor, il fantasma del Louvre

Ho già avuto modo di scrivere della paura e di quanto essa, per quanto naturale e per certi versi proficua sia, possa costituire uno dei più gravi ostacoli alla nostra incolumità, ovvero, anziché segnalarci un pericolo, sia essa stessa ciò da cui ci dovremmo guardare.

Esiste una forma di paura particolarmente perigliosa: la paura di se stessi. Anche qui, fino a un certo punto è sano temere, dubitare e sospettare, e rendersi conto che se possiamo essere così maledettamente dannosi per gli altri, abbiamo tutte le potenzialità per esserlo anche per noi stessi. Mettendoci a ragionare del fatto che un individuo trasformò un pezzo d’osso o una pietra in un pugnale e un altro, molto tempo dopo, prese la più piccola parte dell’universo, quella in-divisibili (non è vero ma all’epoca si pensava ancora così) per costruirci un aggeggio che quando arriva trasforma l’universo che trova in minuscole parti indivisibili, si è costretti a riconoscere che la paura di se stessi non è così del tutto mal riposta. Come l’han fatto loro, potremmo farlo noi, per quanto ci si sforzi di tenersi lontano da tali aberrazioni e per lo più ci riesca.

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La paura

28 luglio 2010

Da un film del terrore

La paura è, né più né meno, che un indicatore. Siamo tutti abituati a parlare di noi stessi e del nostro corpo servendoci della similitudine con un autoveicolo, perciò forse ci è più facile comprendere dicendo che la paura è una delle tante spie che stanno sul nostro cruscotto. Ne abbiamo altre. La fatica ci segnala che il nostro organismo è stanco ed ha bisogno di fermarsi, la febbre che è in atto un processo infiammatorio e da qualche parte dobbiamo intervenire per diminuire la temperatura corporea o scacciare ciò che la sta provocando. I brividi ci dicono del freddo, la fame di un organismo a cui manca qualcosa. Si dice che alcuni di noi abbiano un sesto senso e più facilmente di altri scorgano con la coda dell’occhio o abbiano i riflessi pronti a impedire che un oggetto cada per terra percependo quel che sta avvenendo in frazioni di secondo più ridotte e anche questo è un campanello d’allarme, un messaggio d’avvertimento, una spia accesa, appunto, o una sirena che suona.

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Anagrammi e significati

2 maggio 2010

Coniglio è l’anagramma di coglioni. Ma chi li ha non è pauroso come il bell’animaletto.

Les jeux sont faits, rien ne va plus

10 aprile 2010

Mi han detto: «Voglio proprio vedere se hai il coraggio». Altri, con aria di sfida: «Coraggio, fallo!» La stessa persona: «Sei un codardo». Li lascio parlare. Ognuno ha diritto di dire la sua e forse anche un motivo per farlo. Non voglio entrare nel merito della questione, riprendere il tema della paura e dell’azzardo, specularci sopra discettando di ciò che si guarda in faccia o sull’orlo di un baratro, neppure di come le luci di una camera di rianimazione possano abbagliare, né di come un cane possa percepire che più oltre di là c’è solo il precipizio, o di quattro balordi pronti a massacrarti solo perché hai sorriso, né tornar sulla questione se sia più comodo e sicuro restarsene o andare via. Sarebbe fiato sprecato, quando non c’è voglia di capire.

Ai primi, però, a coloro che scherzosamente mi hanno punzecchiato chiedendomi appunto «Voglio proprio vedere se hai il coraggio», rispondo come si dice a poker: «Vedo».

Quello che vedete è il ballo tra Nalda Bertolini e me alla cena per festeggiare la sua pensione. «Sei un gran bravo direttore – mi ha detto alla fine – ma come ballerino non vali proprio niente». Ed è andato così l’ultimo giro di valzer. Les jeux sont faits, rien ne va plus.