Pete Seeger

Impedire di pensare

22 settembre 2015

Erri De Luca

C’era uno che ordinò: «Bisogna impedire a questo cervello di pensare!». Direi non avesse molta importanza cosa quel cervello pensasse, anche se – va detto – si trattava effettivamente di idee sconvolgenti e di un cervello particolarmente vispo e fecondo. “Incontrollabile” mi verrebbe da dire pensando sia tale un cervello che pensa, perché – come canta uno dei più bei lider di Mahler ripreso anche da Pete Seeger in una delle sue canzoni pericolose – Die gedanken sind frei, i pensieri sono liberi.

In quell’agghiacciante affermazione perentoria era racchiuso uno dei più raccapriccianti orrori mai partoriti dall’umanità, l’affermazione sciente della violenza come principio regolatore della convivenza, la pianificazione consapevole del terrore e della paura, il proposito deliberato di annientare intere fasce di popolazione, in particolare per la loro discendenza ereditaria ribattezzata razza mescolata a un’adesione religiosa più o meno moderata, ma anche per il loro credo politico, o i propri gusti sessuali o una qualche malformazione fisica o mentale.

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Ma è così?

4 agosto 2010

Quando lessi per la prima volta la lettera di cui ho dato conto ne Il papà di Antonia, che Antonio Gramsci scrisse a suo figlio dal carcere di Turi dov’era recluso perché, come disse Mussolini, bisognava impedire a quel cervello di pensare, come se il “Verfolgten im Turm” potesse smettere di pensare, rimasi colpito dall’ultima frase: «Ma è così?». Devo averla usata decine se non centinaia di volte a chiusura di mie lettere e se ciò è stato fonte di mie insicurezze, d’altro canto è stato quel che mi ha consentito di veder sempre un altro lato, di non fermarmi alla prima, di andare davvero oltre.

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Die Gedanken sind frei

18 luglio 2010

Where have all the flowers gone?

5 aprile 2010
Where have all the flowers gone?
Where have all the flowers gone?
Long time passing
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