Piergiorgio Odifreddi

Il tentativo di un dialogo

26 settembre 2013

Francesco I

Se in uno di questi miei scritti rendessi partecipe il lettore della decisione di non mangiare maiale per rispettare il mio orientamento religioso o lo mettessi a giorno di aver rinunciato al gradevole odore della nicotina per motivi di salute, o anche, che so io, di condividere l’opinione di Frank Edwards, autore di Flying saucer – serious business (1966, tr. it. La verità sui dischi volanti, Milano, Longanesi, 1969), il quale sostiene fermamente l’esistenza degli ufo, non credo che avrei sollevato le reazioni preoccupate o indispettite che hanno fatto seguito alla pubblicazione in questo “mio” blog il 22 luglio scorso di un post intitolato Sereni: resto ateo.

Eugenio Scalfari

Se oggi torno sull’argomento e do conto di alcuni punti prima rimasti nell’ombra è perché nel frattempo ho letto con attenzione gli scambi intercorsi su Repubblica fra Eugenio Scalfari e Jorge Bergoglio, cioè papa Francesco, e fra Piergiorgio Odifreddi e Joseph Ratzinger, il dimesso predecessore del pontefice (di questi scritti fornisco un indice in fondo a questa mia nota).

Gilberto Briani ha strizzato a lungo il mio cervello e i risultati, nel bene e nel male, sono sotto gli occhi di tutti, primo fra tutti quello che è il risultato sotto ai miei occhi quello che per me conta. Io lo stimo e gli voglio bene, comprendo il suo parere, secondo il quale «ri-affermare il proprio ateismo desta sempre nell’altro vaghi sospetti provocatori che possono generare l’effetto opposto…!» Però appunto, se avessi professato altra fede, se non avessi ammesso di non averne, nessuno si sarebbe sentito provocato.

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Gli innominabili

27 giugno 2010

Degli anonimi ho già avuto occasione di scrivere in questo blog (vedi 16 marzo 2010 e  17 aprile 2010). Ora vorrei invece parlare di un’altra categoria altrettanto sfuggente: gli innominabili. È noto a tutti che la descrizione più dettagliata di tale carattere ce l’ha data Alessandro Manzoni, tratteggiando un personaggio perfetto.

In entrambi i casi, è evidente, trattasi di persone che non potrebbero essere assoldate dal recentemente scomparso Josè Saramago per il suo bel romanzo Tutti i nomi, rispetto al quale Pasquale Mennonna, da lettore accanito, dice io abbia qualche debito di riconoscenza, che – per carità – son pronto a onorare.

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