Pierluigi Bersani

Lettera al segretario

25 novembre 2012

A Pier Luigi Bersani

segretario del Pd

Bettola (Piacenza)

Caro Bersani,

Pierluigi Bersani

ho avuto l’onore e il piacere di conoscerti personalmente quando facevi il Presidente dell’Emilia Romagna. Io ero da poco arrivato a Bologna tentando (invano) di contrastare le spinte provincialistiche ma non egualitarie e razionali, secondo le quali a Bologna, Modena e Reggio Emilia, dove c’era “la pilla”, si davano informazioni e si lavorava per tener desta una coscienza non dirò di classe, ma civile e critica, mentre a Parma, Piacenza, Ferrara, Ravenna, Forlì, Rimini, si poteva tirare i remi in barca e spera che dio ce la mandasse buone e senza vento.

L’impressione è stata quella di incontrare un uomo pragmatico, idealmente motivato, capace di elaborare un pensiero attento alle novità, a quel che sta fuori dagli schemi. Parlo di un’impressione, perché nel tuo ufficio (ma forse dovrei darti del lei per ragioni che oltre ti saranno più chiare), con Roberto Franchini che lavorava al tuo fianco, siamo stati insieme non credo più di mezz’ora, cercando di mettere a fuoco come l’Unità avrebbe potuto far maturare il senso di una appartenenza regionale che non è spiccato in Emilia Romagna e di valorizzare un’istituzione che a me stesso, per certi versi, risultava abbastanza ingegneristica e distaccata, pur provvedendo al funzionamento di fondamentali attività come la salute pubblica e il turismo, per dirne solo due.

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Una strada per la politica

16 novembre 2010

Mi appassiona poco il dibattito sui pregi e i difetti di Pierluigi Bersani o di Nichy Vendola, ed anche tirare ai dadi sugli scenari prossimi venturi del governo. Non escludo che entrambe le questioni abbiano un senso, riconosco solo che non riesco ad appassionarmi.

Presa così, la faccenda potrebbe suonare anche come un disinteresse verso la politica, che invece non c’è. Il mio approccio all’argomento è un altro, né migliore, né peggiore. E potrebbe anche darsi che da questa strada qualcun altro si appassioni all’argomento e alle prossime elezioni decida di invertire la tendenza che alle ultime elezioni regionali ha registrato uno dei più bassi afflussi di votanti, la disaffezione, il calo della democrazia.

Propongo allora da oggi a puntate sul mio blog per chi ne fosse interessato, un libretto che ho scritto alcuni anni fa, fra il 2003 e il 2004, e che non ho mai avuto il coraggio, o la forza o il pungolo di portare da un editore. È il mio modo appunto di approcciare la politica, di interessarmi delle vicende umane. Un capitolo al giorno per non annoiare il lettore.

Pazienza finita

24 ottobre 2010

Pierluigi Bersani

La campagna pubblicitaria del Partito democratico con cui sono state tappezzate le nostre città e che ho citato per dimostrare quanto personalmente sia In linea, ad ogni variante riporta la scritta che «la pazienza è finita». So quanto sia fasullo tutte le volte che diciamo «ora basta», oppure «non ne posso più». Abbiamo sempre margini ulteriori e la possibilità di aggiungere un qualche altro supplemento è sorprendente. Per cui mi è difficile riconoscere che la pazienza possa essere finita. Te ne devi inventare sempre una nuova, magari una pazienza impaziente, scombussolante, da soqquadro, ma pur sempre sopportante, rassegnata, reiterativa, replicante.

Ci invita poi a rimboccarci le maniche, vale a dire a metterci del proprio, a fare ciascuno la sua parte, a sporcarsi le mani. Con l’amica Linda mi sono chiesto quale sia il messaggio che quei poster ci danno, cosa ci invitino a fare, cosa si aspettino i promotori che ne scaturisca. Non siamo in una campagna elettorale, quindi al termine di questa sensibilizzazione non saremo chiamati a mettere la nostra crocetta sul simbolo di quel partito. Quando sarà il momento potremmo essercelo scordati. L’obiettivo, allora, potrebbe essere quello di chiederci l’iscrizione al partito, un 3 per mille da destinare a un progetto condiviso che ci vede concordi e consenzienti. Nemmeno questo, suppongo, non essendoci un invito esplicito né un conto corrente postale a cui far riferimento o un indirizzo internet tramite il quale potersi associare o l’elenco delle sedi alle quali potersi rivolgere e trovare qualcuno che ci stia aspettando.

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Domande inevase?

28 settembre 2010

Mario Adinolfi

Non so se bleffi o veda. Fatto sta che un paio di giorni fa, Mario Adinolfi – per definizione di Wikipedia, «giornalista, politico, blogger e giocatore professionista di poker italiano», nonché, sempre per informazioni ivi tratte, nel 2007 candidato alla guida del Partito Democratico, che alle primarie ottiene 5.906 voti, poi membro della assemblea costituente del Pd e quindi della direzione nazionale dei Democratici, nonché primo dei non eletti nella circoscrizione Lazio 1 alle elezioni politiche del 2008 nelle liste del medesimo partito – rilascia una dichiarazione alla youtube-tv di Klaus Davi.

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Della vergogna e dintorni

16 settembre 2010

Un interno della Camera dei deputati

A quanto dice la stampa il da me apprezzato segretario del Pd Pierluigi Bersani avrebbe definito scandaloso il mercato di voti che si prospetta fra le boiseries di Palazzo Madama e Montecitorio dove, a differenza d’un mercato, non dovrebbero essere esposte cassette di frutta, pesci e tagli di carne oppure vestitini da due lire e borsette contraffatte.

(Il criticone): Signor Pugliese, le rammento che col termine mercato s’intende anche quella nobilissima istituzione rappresentabile con l’immagine della tutt’altro che casbatica Nyse di New York, meglio nota col nome di New York Stock Exchange di Wall Street, che come sicuramente ricorderà per aver visto Una poltrona per due, è la Duke & Duke, non c’era mercato prima della Duke & Duke.

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Il momento del Pd

2 agosto 2010

Pierluigi Bersani

È questo il momento in cui il Pd dovrebbe farsi sentire, dicono numerosi commentatori, dinanzi alla frattura fra il premier e il presidente della Camera che rimette in gioco la situazione politica italiana, della quale scrivo il meno possibile perché se ne scrive già in abbondanza ed io penso che come spesso avviene l’indigestione porti alla nausea e all’inappetenza.

Non condivido il giudizio, non così come viene espresso. È evidente che l’opposizione debba svolgere il suo ruolo dinanzi a una situazione di crisi, ci mancherebbe altro. Ma credo che il momento in cui un partito debba farsi sentire è ogni momento, ogni frazione di secondo che il quadrante dell’orologio rilascia in terra, ogni pagina di agenda strappata, ogni foglio del calendario.

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