Pragmatica della comunicazione umana

Discorsi a mezzo

13 agosto 2010

Spesso ci si salva interrompendo una discussione. Il silenzio puà essere l’unico modo per evitare una degenerazione. È una pena che s’infligge, può essere la più sofisticata delle vendette, la più oculata delle scelte, la più amorosa delle premure. L’assenza di parole, come ci hanno spiegato i figli di Bateson da Palo Alto (Vedi Parole/silenzio del 24 luglio scorso), è una modalità straordinaria di comunicazione, loquace e significativa più di qualsiasi altra frase o costrutto grammaticale o emissione di suono.

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Parole/silenzio

24 luglio 2010

L'alfabeto muto

[…] non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento o, per dirla anche più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. Ora, se si accetta che l’intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro[1].

Paul Watzlawick; Janet Helmick Beavin; Don D. Jackson

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