Profumo

Energia imprigionata

17 agosto 2010

Se è vero – ed è vero – quello che ho scritto in Pro/fumo, se ne può trarre almeno una conclusione. Che bisogno abbiamo delle persone se un odore, una frase, una parola, un ricordo, possono evocarcele così violentemente, così tangibilmente, così vivamente?

Dentro la materia

Insisto nell’essere un materialista, il quale non crede che il mondo sia frutto di una nostra fantasia e che, invece, le pere caschino davvero dai peri così come i ruscelli scorrono tra i monti, e tutto ciò sia fisica, atomi, molecole, sostanza.

Ma son certo che ci sfugga ancora pienamente il concetto di energia, che conosciamo benissimo perché sappiamo come si illuminano le lampadine o perché in un mulino l’acqua o il vento facciano girare una ruota, eppure non ne abbiamo appreso interamente la portata, il senso, anche qui, la sostanza, o se si preferisce l’essenza.

Non riusciamo a capacitarci di cosa siano questi flussi, cosa li emetta e fin dove essi possano arrivare, quali barriere oltrepassino, quali ostacoli superino. Quale sia la loro portata e le stesse loro dimensioni, l’unità di misura che possa conteggiarli.

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Pro/fumo

16 agosto 2010

È stato un caso. Ho comprato quell’incenso in uno di quei mercatini dove cerchi di perderti per dirti che è una giornata normale. Andavo a trovare una bambina, quel giorno. C’era un vento gelido, come solo marzo sa regalare, e il cielo terso e pulito. Lo scelsi non per l’odore, ma per il suo nome: guida spirituale, in inglese. Pensai che potesse stimolare la chiusura degli occhi, il rilassamento del corpo, l’allontanamento dei pensieri. Presi anche dei libri, non ricordo più quali.

Ne accesi uno al rientro ma impregnò la stanza di un fumo irrespirabile che scatenò oltre modo la rabbiosa tosse. Lo spensi immediatamente e misi da parte la confezione. Ora mi è tornata in mente per alleviare un poco l’odore di fumo, approfittando del fatto che tutte le finestre sono aperte.

Ho cercato la base di pietra acquistata quel giorno stesso su cui appoggiare lo stecchino evitando che la cenere vada per ogni dove e ho dato fuoco alla bacchetta. Il suo profumo improvvisamente è entrato nel mio naso. Mi ci ero perso in quell’odore. Mi piaceva perdermi in quell’odore. E ora lo sento, qui, intorno a me, come una presenza viva e vegeta.

Non c’è nessuno intorno. Niente e nessuno. Solo un rivolo azzurrognolo sparso in aria da una bacchetta d’incenso. Che presto finirà. Come la polvere del poeta.