Repubblica

Neurosessismo

21 settembre 2010

Uno dei due cervelli

Da New York Angelo Aquaro di Repubblica dà conto di un recente studio che ripropone una questione di «neurosessismo». L’articolo si intitola Cervello, maschi e femmine una sfida “multitasking”. Conviene tenersi alla larga da tali disquisizioni. Si annida il tranello. E discussioni infinite. Pure dolori. Perciò ne dò solo conto. Con una marginale notazione. Fatto sta che sono diversi. Spesso molto. Al punto che sembrano incomunicanti. Perciò quando questa distanza par colmarsi, ridursi e addirittura apparire simile solo a una minuscola discrepanza, una lieve membrana appena appena vibrante, si apre un mondo magico, un caleidoscopio di emozioni che accelera il battito cardiaco e irrora di misteriose secrezioni tutta quella roba contenuta nella scatola cranica e altrove fin più giù. Qualcuno lo chiama amore.

La Res Publica

3 giugno 2010

La bandiera della Repubblica italiana

Ho fatto cose belle e piacevoli, oggi, ed anche non stupide, né disimpegnate. Mi hanno procurato piacere e questo mi basta. Ma mi dispiace di non aver onorato la festa della Repubblica, quel 2 di giugno che per i più è solo l’occasione di un ponte fra una domenica e un’altra festività. Mio fratello Andrea, in veste istituzionale, l’ha omaggiata in alta uniforne. Gliene sono grato, almeno lui. A noi che non siamo muri di pietra, rammento che per quanto desueta è la rimembranza d’un giorno del 1946 in cui i nostri vecchi decisero di abbandonare il monarca e conti, vassalli e valvassori, dando vita a una Repubblica che poco dopo avrebbe avuto a suo fondamento d’esser fondata sul lavoro, sul diritto cioè, e sul dovere, di rimboccarsi le maniche.

Ci scordiamo – presi da un telefilm e da una telenovela pur mirabili visioni –, che abbiamo una storia e anche un po’ di sostanza neanche velinamente velata. S’è fatto il referendum per la Repubblica e quello per il divorzio e quello per l’aborto e quello contro il nucleare e quello contro la caccia e quello contro le leggi liberticide di Kosssiga e non è detto che abbiamo sempre votato al meglio, ma abbiano votato e detto la nostra, cioè espresso il volere popolare.

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