Rita Martinelli

Rileggere Gramsci

11 ottobre 2016

Antonio Gramsci

Con Antonella Blanco, Rita Martinelli, Luigi Chicca e Massimo Bellomo abbiamo raccolto poco meno di un centinaio di euro con i quali acquistare una copia dei 5 volumi di Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del Partito comunista italiano, pubblicato nel 1985 dalle Edizioni del Calendario insieme alla Marsilio, curato da mio padre, Orazio Pugliese, con una introduzione di Renato Zangheri ed il contributo di Renzo Pecchioli (vol. I – 1921 – 1943), Sergio Bertolissi e Lapo Sestan (vol. II° – 1944 – 1955), Francesco Benvenuti (vol. III° – 1956 – 1964) e mio insieme a mio padre (vol. IV° – 1964 – 1975 e vol. V° – 1976 – 1984, per i quali sono stati preziosi i contributi di Eva Pollini e Gian Luca Corradi).

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Alfiere nero in D4: matto

17 febbraio 2015

Fahim Mohamad

Su la Repubblica di ieri, Anais Ginori raccontava la storia del “piccolo genio degli scacchi” del quale avevo scritto qui il 2 agosto 2012 con il titolo Fahim muove ed è matto dopo che in una rivista, pur apprezzando l’articolo spedito nel disperato tentativo di racimolare del reddito, lo avevano rifiutato.

Quel “rifiuto” è stato compensato dai commenti lasciati nel blog da Andrea Guermandi e da Rita Martinelli.

La cosa bella, oltre alla cittadinanza conquistata da Fahim e all’Immortale che anch’egli probabilmente avrà vinto, è che ora è uscita presso Bompiani l’autobiografia di Fahim Mohammad intitolata Un re clandestino e, pare, da esso ne verrà tratto un film. Auguri ragazzo.

Quel pronome pleonastico

22 settembre 2013

Ho da tempo in piedi un piacevole, ma non per questo idiota, gioco con Rita Martinelli, una di quelle persone conosciute via Facebook a cui pensi quando cerchi delle valide motivazioni per non ritirarti dal social network.

La rintuzzo ogni volta che, parlando o scrivendo, le vien da usare – ormai dovrei dire le scappa tante sono le volte che gliel’ho fatto rimangiare – il pronome noi, anche solo con l’uso di verbi declinati alla prima persona plurale, tipo diciamo, facciamo, abbiamo, ecc.

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Sull’isola

11 agosto 2013

John Donne

«No man is an island entire of itself; every man / is a piece of the continent, a part of the main; / if a clod be washed away by the sea, Europe / is the less, as well as if a promontory were, as / well as any manner of thy friends or of thine / own were; any man’s death diminishes me, / because I am involved in mankind. / And therefore never send to know for whom / the bell tolls; it tolls for thee».

Se rileggo questi versi della Meditazione XVII tratti da Devotions Upon Emergent Occasions (1624) di John Donne (Londra 1572–1631), trovo il cuore delle considerazioni che, con sempre maggior insistenza, vado facendo, in ispecie riguardo alla necessità, anziché guardar l’erba del vicino, di occuparsi delle buone azioni, dei misfatti o delle dimenticanze propri.

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La misura della pelle

14 luglio 2013

La lettera all’ipotetico sindaco del Comune nel quale avverrà il mio trapasso intitolata Atomi in cenere ha innescato sulla mia bacheca di Facebook un interessante scambio di opinioni.

Iole Troccoli ha espresso il desiderio che le sue ceneri siano disperse in mare anziché, come le mie, in montagna, e quindi noi che le siamo amici sappiamo come comportarci e lo sa anche il sindaco del Comune nel quale avverrà il suo trapasso a tempo debito.

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Su pibinco

28 gennaio 2012

Rita Martinelli è una di quelle persone che conosco solo attraverso questo schermo e con cui ho stretto una amicizia come se ne hanno solo fuori. Ruvida e ispida, l’amicizia, non lei. Tant’è che un giorno mi ha detto pibinco e io le ho chiesto cos’è, e lei ora me lo ha spiegato.

Su pibincu esti cussu cristianu (o cussa cristiana) chi fairi tottu is cosasa mera mellusu e s’altrusu. Du portara in su sanguini su de fai tottu beni poi faì bì cà issu sciri tottu is cosas. Issu narra tottus cun pertzisione. Ma cussu d’essi issu unu pinbincu, non esti sceti po pertzisione a intru calinquna chistioni. Eh! Fosse scetti cussu! Balla ca no. Issu esti pertzisu in d’onia s’cosas. Funti custasa fueddu o calinqunu traballu. Issu du fairi mellusu e s’altrus. Deppi fai bisi ch’esti commenti narra cussu e bò! Esti commenti i maistas cun is picciocchedusu: ascurtai e fei su chi si nau deu…peròu non si n d’accatara d’ essi unu segamentu e mazza. Esti fichiu in d’onia cosa, fince in is cosas de is’altrus. Candu biri genti arrescionanendi si poniri in mesu de sa chistioni e curregiri su chi naranta. Po nu pagu fairi puru a du tenei. Poi, po du fai scitturiii, po du accontentai cun sa speranza chi si scitti, sa genti, di narra “eja…” ” ca eja…” “banda beni”. Ma issu e tostau mera, peu de una cozzina e candu pasienzia nun ci n d’esti prusu e issu nu d’accabara, toccara a in ci du fai crafai in sa bassa prima dhe issu, non scetti ti fai pigai unu dolori e brenti, ma finca dolori de gù! [Continua a leggere >>]